Blog NETfuturista
Avviso per tutti gli amici neofuturisti
Cliccando su questo link potete ascoltare la straordinaria intervista che questa mattina, in occasione della fiera della piccola e media editoria "Più libri Più liberi", mi ha rilasciato Massimiliano Vittori, studioso e critico d'arte di Latina. Vittori è presidente dell'associazione e casa editrice Novecento e si occupa soprattutto del territorio pontino e di futurismo.
Potete anche scaricare il podcast (lo trovate nella colonna di destra). Ascoltate i 21 minuti di intervista. Si parla del territorio pontino, della bonifica e del palazzo delle poste di Littoria. E poi c'è spazio per i grandissimi Marinetti, Mazzoni, Boccioni, Sironi e S. Elia.
Insomma, una bella carrellata di artisti di valore assoluto.
E una domanda ricorrente... perchè all'estero questi nomi sono associati frequentemente alla parola "genio" e in Italia invece sono appena conosciuti?
C'è molta strada ancora da compiere. Armiamoci di pazienza e coraggio. E lavoriamo.
FTA

Il palazzo delle poste e telegrafi di Littoria, opera di Angiolo Mazzoni, fotografato nel 1932. Oggi lo scalone futurista non c'è più...
postato da: iopensosempre alle ore dicembre 10, 2006 23:17 | link |
Cari amici Neofuturisti, siamo giunti ad un momento di svolta per il nostro gruppo.
Dopo aver lanciato le nostre idee nel buio del panorama culturale italiano, dopo aver raccolto adesioni, dopo esserci conosciuti, ora si deve necessariamente passare ad una seconda fase.
Questa idea del gruppo neofuturista era partita come una sfida, qualcosa di poco più di un gioco. In poco più di un anno siamo invece diventati molto visibili nella blogosfera italiana. Riceviamo decine e decine di visite ogni giorno. Ho ricevuto, come titolare del multiblog, molti contatti da parte di singoli o gruppi interessati al nostro progetto. Abbiamo membri quasi in ogni zona d'Italia.
Spinto da questo successo, ho visto che si può passare ad una fase successiva. Si inizia, quindi, a fare sul serio.
Per cominciare al meglio questa seconda fase c'è ovviamente necessità dell'impegno da parte di tutti i membri che realmente credono nel progetto. Questa seconda fase dovrà andare a pieno regime nel giro di 3-4 mesi. Dopo di che avremo tutte le carte in regola per essere un gruppo davvero forte e influente a livello culturale, e probabilmente anche a livello socio-politico.
Serietà, impegno, entusiasmo e passione dovranno essere le nostre parole d'ordine per questo periodo di transizione. Si tratta di trasformare una bella capanna in una casa solida e ugualmente bella. Invito tutti ad essere critici in ogni momento. Invito però ad operare sempre nel senso della costruzione e non della distruzione. Ricordo che uno dei nostri nemici è il nichilismo. E' quello che sta fuori di qui che dobbiamo distruggere. Qui dentro impegnamoci a costruire. Con coraggio, energia e decisione.
Vorrei stimolare ognuno di noi ad occuparsi, già da ora, di qualcosa in particolare.
Ho appena parlato con PseudoSauro, che si sta occupando della costruzione del nuovo sito che ospiterà il nostro blog. Ha completato il lavoro di base. Ora deve istallarlo e testarlo. Poi sarà pronto.
NuovaLuce mi ha detto che si sta occupando della stesura di un Manifesto dell'Estetica Neofuturista.
Io (Liberidallaforma) sto completando la stesura del Manifesto della Poesia Neofuturista.
Metafisico si sta occupando di raccogliere i testi più importanti di Papini e Prezzolini da inserire nel nuovo sito.
Rivolgo a tutti gli altri Membri NeoFuturisti interessati al progetto un appello: fatevi sentire e cominciate a darvi da fare. C'è bisogno dell'aiuto di tutti. Di tutti coloro che sono realmente interessati al progetto neofuturista.
Vi ricordo i passi fondamentali da compiere in questa fase 2:
1. Trasferimento del blog su un dominio personale
2. Incontro in data da definire (si è visto che il periodo delle vacanze natalizie è quello più favorevole)
3. Stesura di programmi e manifesti singoli e soprattutto collettivi
4. Studio del futurismo e degli autori italiani ingiustamente dimenticati
5. Verifica dei membri realmente disposti ad investire in questo progetto.
Ricordo - anche se non ce n'è bisogno - a tutti i membri NeoFuturisti che il nostro è un progetto di radicale rinnovamento a livello socio-culturale.
FTA
postato da: iopensosempre alle ore novembre 16, 2006 21:23 | link |

Noi siamo abituati a questa esistenza e a questo mondo, non ne sappiamo più vedere le ombre, gli abissi, gli enigmi, le tragedie e ci vogliono ormai degli spiriti straordinari per scoprire i segreti delle cose ordinarie.
Vedere il mondo comune in modo non comune: ecco il vero segreto della fantasia.
Giovanni Papini
postato da: alessiobrugnoli alle ore luglio 12, 2006 12:36 | link |

postato da: METAFISICO alle ore luglio 09, 2006 13:10 | link |
Il Raggismo, fondato nel 1910 da M. Larionov e N. Gontcharova, individua nel raggio, visto come simbolo di luce e movimento, il punto di incontro fra le due diverse culture visive, quella occidentale delle avanguardie e quella orientale che, per tradizione, è basata sulla vivacità dei toni delle icone e sulla brillantezza degli smalti. 
A mio avviso quella raggista resta un'esperienza molto valida. I risultati non hanno la stessa forza delle migliori opere futuriste, ma almeno per quello che riguarda il colore mi sembra che vadano studiate attentamente.
FTA
postato da: iopensosempre alle ore giugno 20, 2006 15:33 | link |
Amici Neo-futuristi,
due parole per voi.
"I colori della gioventù", prima fiction che ha parlato di futurismo, e in particolare della vita di Umberto Boccioni.
Impressioni:
Sufficiente la prima parte, deprimente la seconda.
Bene la folgorazione di Boccioni mentre guarda i cavalli.
Bene il gesto impetuoso con cui disegna sui muri.
Pessima la declamazione di Marinetti in teatro. Grottesca. Hanno mai ascoltato delle registrazioni originali di Marinetti?
Svilita la figura del grandissimo FTM, il quale non fu - che si sappia! - nè un comico, nè un cretino.
Indecente la storia d'amore. Melensa, sdolcinata e banalissima. Anti-futuristica!
Deprimente la retorica contro la guerra. La guerra fa male fa male fa male lo avete capito???
Ottima la trovata del giovane ammiratore e seguace di Boccioni. Stupida la sua fine. Come sono originali! Un pittore che diventa cieco!!!! La guerra fa male fa male fa male lo avete capito???
Insomma, un moralismo da quattro soldi. Quello proprio che il futurismo voleva combattere.
In breve: questa fiction conferma il giudizio approssimativo sul futurismo presente in tutti i manuali scolastici.
Nulla di fatto? No, almeno ora la gente comune sa che è esistito qualcosa col nome di FUTURISMO
I prossimi passi dobbiamo compierli noi. Siamo L'UNICA VERA AVANGUARDIA ITALIANA.
Presto vi aggiornerò su comune iniziative.
FuturAnto
postato da: iopensosempre alle ore maggio 19, 2006 16:57 | link |
in onda giovedì 18 maggio 2006 alle 21.00 su Rai Uno
Il 3 ottobre sono iniziate a Gorizia le riprese di "I colori della gioventù" interpretato da Andrea Di Stefano nel ruolo di Umberto Boccioni e Christiane Filangieri nel ruolo di Lorenza, prodotto per Rai Fiction dalla Goodtime e diretto da Gianluigi Calderone.
Il film, attraverso la vicenda artistica e umana di Umberto Boccioni, racconta lo stato nascente del Futurismo che con i suoi ideali estetici ed etici ha avuto un largo e duraturo influsso sulla cultura e sul costume del secolo appena trascorso.
Altri interpreti, oltre i due protagonisti già citati, sono Emilio Bonucci (Marinetti), Valentina Sperlì nel ruolo di Augusta, Rinaldo Rocco (Severini), Alessandro Bertolucci (Carrà).
Per mantenere la massima fedeltà storica come set sono stati scelti i luoghi dove, tra Gorizia e Trieste, gli eventi bellici narrati sono realmente accaduti.
L'interesse della fiction per la vita dei pittori si può datare al 1967 con la messa in onda di "Caravaggio", uno sceneggiato in 6 puntate che verrà replicato più e più volte nel corso degli anni. Dieci anni dopo, nel 1977, viene girato "Ligabue" in 3 puntate e nel 1978 "La vita di Leonardo da Vinci" in 5 episodi.
Gli anni tra l'ottanta e il novanta sono i più prolifici per le produzioni sui pittori, esistiti o inventati: "Raffaello" (1984 – 2 puntate), "Modì" (1989 – 3 puntate) e "La primavera di Michelangelo" (1990 – 3 puntate), di carattere biografico, "La figlia di Mistral" (1985 – 5 puntate) ed "Eleonora" (1986 - 6 puntate) su pittori di fantasia.
I colori della gioventù è stato presentato in anteprima mondiale il 20 marzo 2006 all'Istituto Italiano di Cultura di New York di fronte a una numerosa platea di studiosi del futurismo, a testimonianza dell'importanza che questo movimento ancora riveste per l'influenza che ha esercitato su tutte le successive avanguardie.
postato da: iopensosempre alle ore maggio 16, 2006 22:09 | link |
Cari amici, vorrei farmi tramite di un'iniziativa legata a Giovanni Papini, del quale quest'anno ricorre il cinquantenario della morte.
Alberto Castaldini, studioso e appassionato lettore di Papini, sta preparando un libro che raccoglie alcuni saggi sullo scrittore fiorentino.
Il volume si intitolerà La reazione alla modernità. Giovanni Papini nella vita del suo tempo e sarà pubblicato dalla casa editrice Olschki di Firenze nella collana Polinnia.
Volete contribuire alla diffusione del libro? Stiamo raccogliendo prenotazioni del volume allo scopo di mostrare all' editore che l'interesse attorno al nome di Papini è vivo.
Nel caso foste interessati all'acquisto, vi invito a scrivere all’indirizzo info@giovannipapini.it, indicando il vostro nome e indirizzo, così che possiate avere le istruzioni per ricevere il volume non appena questo sarà pubblicato.
L'autore inserirà nel volume i nomi dei sottoscrittori in una pagina di ringraziamenti.
Vi ringrazio fin d’ora e vi invito a visitare il sito www.giovannipapini.it che vedrà presto degli aggiornamenti.
Alberto Castaldini, La reazione alla modernità. Giovanni Papini nella vita del suo tempo
Indice
Introduzione: Il fedele interprete di un secolo
I. La scienza dell'anima
II. Il grande convertito
III. Il mistero d'Israele
IV. La missione storica dell'Italia
V. Epilogo: Il corpo del poeta ovvero l'agonia trasfigurata del Novecento
A cinquant'anni dalla morte lo scrittore fiorentino Giovanni Papini rimane uno dei più rappresentativi e discussi testimoni del Novecento italiano ed europeo. E ciò non solo per aver tentato di leggerne profeticamente gli eventi e i loro sviluppi successivi, ma per il fatto di averne interpretato in prima persona le luci e le ombre. Papini in questo modo bene incarnò, in una dimensione non solo nazionale, le sicurezze, gli slanci, le paure, le riflessioni e le cadute di una stagione culturale dibattuta fra modernità e reazione, fra avanguardia e tradizione.
I quadri che compongono questo volume intendono sorreggere questa interpretazione, fornendo un originale approccio alla sua opera letteraria e al suo agire intellettuale.
Con Papini ci si trova innanzi probabilmente allo scrittore col peggior rapporto tra fama e talento: Papini infatti è stato uno studioso, un poeta, uno scrittore, un filosofo, un polemista che ha inciso indiscutibilmente per un cinquantennio nel panorama letterario italiano e internazionale ed è stato una figura quasi egemonica sulla scena culturale tra il 1900 e 1915, salvo poi, soprattutto dopo la morte, essere dimenticata.
Già Carlo Bo nell’introduzione di una delle poche opere papiniane ripubblicate recentemente ( Umilissime scuse) faceva notare che per quanto riguarda Papini come per l’amico Giuliotti si trattasse di “due scrittori ingiustamente dimenticati e per i quali non è venuta ancora l’ora della resurrezione. Soprattutto per Papini il silenzio è andato crescendo dopo la sua morte, ma per la verità era già iniziato prima, alla fine degli anni trenta. E questo soprattutto per ragioni politiche, essendosi lo stesso Papini mostrato più fascista di quanto non fosse in realtà”.
Un uomo finito è il suo libro forse più conosciuto, la sua autobiografia spirituale emblematica della sua fase atea e nichilista, mentre Storia di Cristo, del 1920 è il suo libro più “internazionale” , quello della sua clamorosa conversione che è testimoniata anche nell’importante successivo libro La seconda nascita (1922), uscito però postumo.
Con l’ascesa al potere Papini aderì al fascismo, fu Accademico d’Italia e fondò un centro di studi sul Rinascimento.
Nello stesso periodo dedica il primo volume di una Storia della letteratura italiana "al duce, amico della poesia e dei poeti"; nel 1939 pubblica Italia mia nella quale esalta il ruolo messianico dell’Italia tra le nazioni.
Col passare del tempo l’appoggio di Papini per il regime mussoliniano si attenua e di fatto si interrompe nel momento in cui il Duce stringe alleanza con Hitler.
Nel 1943, nel convento della Verna, divenne terziario francescano.
A guerra finita viene emarginato dalla scena culturale e vilipeso per le sue scelte. Papini annotò nel diario: «Un giornaletto comunista dice che tutto mi sarebbe stato perdonato, purché fossi rimasto zitto. Aver ricominciato a lavorare è una colpa. Non so poi di quali delitti dovrei esser perdonato, a meno che non siano atti criminali aver amato Cristo e l’Italia».
Purtroppo Papini è tuttora un personaggio misconosciuto ai più; i suoi scritti sono pressochè dimenticati, i tratti biografici delle varie enciclopedie (anche quelle letterarie e filosofiche) sono scarni e tutti somiglianti, come se nessuno si fosse scomodato di scrutare la profondità della sua Opera.
Le scuole, la critica italiani lo hanno di fatto epurato, è il poeta argentino Borges, che per primo sospettò che Papini fosse stato “immeritatamente dimenticato”.
Lo stesso Borges di tutti i libri critici su Dante scritti nel novecento, indugiando su De Sanctis Momigliano e Flora, riteneva che il migliore fosse Dante vivo di Papini.
Pochi sono i suoi libri ancora pubblicati e con scelte editoriali discutibili, la vasta produzione papiniana di fatto si può trovare solo in biblioteche.
Eppure Papini è stato lo scrittore di punta del primo novecento italiano, colui che visse le più diverse esperienze artistiche, dal superomismo nietzcheano, al pragmatismo, al futurismo, infine divenne cattolico. Fu candidato più di una volta per il premio Nobel, questo per dire come fosse internazionalmente considerato.
Giovanni Papini ha subíto dopo la morte un disconoscimento della sua statura d’artista e di uomo. A cinquant’anni dalla sua scomparsa, la sua figura continua a rimanere nell’ombra nonostante fosse uno dei grandi protagonisti della letteratura italiana della prima metà del Novecento.
Tanto che attualmente Papini viene tradotto e è oggetto di critica più all’estero che in Italia.
postato da: METAFISICO alle ore marzo 02, 2006 20:01 | link |