Blog NETfuturista

martedì, 20 novembre 2007

Piùblog: 8 dicembre 2007

Sabato 8 dicembre

BLOG & SCRITTURA
conduce: Maddalena Mapelli, Dottorato in Scienze del Linguaggio,
della Cognizione e della Formazione
10.00 Scrivere in Rete
Stefano Epifani, Docente di Organizzazione e gestione della comunicazione
interattiva, Scienze della comunicazione - La Sapienza
Mario Galzigna, Docente di Storia della Scienza e Epistemologia Clinica,
Università di Venezia
Paolo Melissi (Melpunk) redattore di Bookshop

11.30 ALBERTO BEVILACQUA risponde ai blogger

14.30 FUTURISMO: BLOGRINASCITA
conduce: Antonio Saccoccio, fondatore del movimento dei Neofuturisti italiani

con la partecipazione di LUCE MARINETTI
Umberto Croppi, direttore Fondazione Valore Italia
Antonio Gasbarrini, critico d'arte
Per i Neofuturisti:
Gianluigi Giorgetti, attore e autore teatrale
Marco Zappa, artista e docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano
Edoardo Sylos Labini, attore e autore teatrale

postato da: iopensosempre alle ore novembre 20, 2007 21:57 | link |

venerdì, 05 ottobre 2007

Aerovisioni del Trasimeno

Ultimi giorni, ultimo weekend. Per chi è in zona. ;-)

---

Castiglione Del Lago (PG) - dall'otto settembre al 7 ottobre 2007
Aerovisioni del Trasimeno

Partendo dalla poetica dottoriana caratterizzata, nella stagione più feconda, dal tema, quasi ossessivo, del Lago Trasimeno, prende spunto la mostra Aerovisioni del Trasimeno presentando circa trenta opere dei futuristi umbri Gerardo Dottori, Alessandro Bruschetti, Leandra Angelucci Cominazzini, Giuseppe Preziosi e di Nello Palloni, erede del linguaggio futurista. Accomunati dalle poetiche dell'Aeropittura (tendenza nata in seno al Futurismo), grazie alla quale riuscirono a riportare sulla tela la meraviglia e lo stupore prospettico del volo, trovano proprio nel Lago Trasimeno, ideale fulcro attorno cui far ruotare vorticosamente tutto il paesaggio, una fonte inesauribile di ispirazione.

Le visioni aeropittoriche del lago umbro e delle colline circostanti; il fascino del volo; le suggestioni e le emozioni fornite dall'aeroplano che sorvola tali territori; tutto riletto in rigorosa chiave futurista, sono i temi portanti della mostra di Palazzo della Corgna. Pensata e voluta proprio a Castiglione del Lago quale luogo eletto a rappresentare una storia fatta di artisti e pionieri del volo, che a partire dai primi anni del secolo trovarono nel bacino del Trasimeno il luogo ideale per dare sfogo a questa passione. Passione che ogni anno si rinnova grazie a manifestazioni come il Meeting di Primavera, raduno internazionale di amanti dell'aviazione e Coloriamo i cieli, raduno internazionale di aquilonisti che, non tanto casualmente, si svolgono proprio sulla vasta area dell'ex aeroporto militare L. Eleuteri.

In tutto, saranno esposte trentuno opere fra dipinti, idromatite e disegni datati dagli anni Venti in poi, inseriti nel contesto del cinquecentesco palazzo.

Dopo attente ricerche, questo itinerario è stato composto dando massimo risalto alla coerenza del soggetto e alla cronologia delle opere, grazie anche al prezioso apporto di numerose opere inedite, messe in luce dai curatori proprio in occasione della mostra o mai esposte, ma scoperte in occasione della redazione del Catalogo generale di Gerardo Dottori.

La mostra è organizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Archivi Gerardo Dottori di Perugia che, oltre ad occuparsi dell'archivio storico dell'artista, si interessa più in generale anche degli altri sviluppi del Futurismo umbro, che proprio in Dottori trovò il suo più alto interprete e trascinatore.

Questa esposizione rientra all'interno delle manifestazioni per le celebrazioni del Trentennale della morte di Gerardo Dottori, curate dal Comune di Perugia e dagli Archivi Dottori, iniziate nel gennaio di quest'anno.

tratto da www.exibart.com

postato da: iopensosempre alle ore ottobre 05, 2007 09:49 | link |

venerdì, 24 agosto 2007

Vertigo: misurazione

Vertigo: misurazione

 

“Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web”
a cura di Germano Celant con Gianfranco Maraniello

MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna

6 maggio - 4 novembre 2007

 

TEMA e CONTENUTI
La mostra “Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web” al Mambo di Bologna propone una carrellata energica e vitale dell’arte del XX secolo in relazione allo sviluppo dei nuovi media. Il percorso prende avvio dal futurismo per poi svilupparsi attraverso dada, surrealismo, pop art, fluxus e quasi tutti i movimenti e gli artisti di punta della prima e seconda avanguardia novecentesca. Qualche nome tra gli altri: Depero, D’Albisola, Bragaglia, Marinetti, Larionov, Duchamp, Man Ray, Andrè Breton, Bruno Munari, Mimmo Rotella, Burri, Fontana, Yves Klein, Manzoni, Warhol, Rauschenberg, Lichtenstein, Nam June Paik, Vito Acconci, Marina Abramovic, Enzo Cucchi, Bill Viola.
Installazioni, video, fotografie, elaborazioni digitali: il percorso è ricco e completo.
Le opere migliori sono quelle di Depero, Bragaglia, Duchamp, Munari e Nam June Paik.

TEMPI DI VISITA
Una visita intensa ma che non si fossilizzi sui sempre frequenti e inutili reperti storici richiede dalle 2 alle 3 ore. La sala centrale - la migliore - richiede un’attenta visita di un’ora. Se invece si vogliono seguire tutti i video – ma sono quasi tutti in lingua straniera e di non semplice fruizione - non bastano 4 ore.

L’ALLESTIMENTO
L’allestimento di Denis Santachiara è assai suggestivo e decisamente futurista. Enormi “tubi” di tela bianca gonfiati fino a formare un’imponente e pregevolissima architettura, sui quali vengono proiettati senza sosta video di repertorio. Tracce audio riprodotte ovunque e in continuazione. L’impressione iniziale è di piacevole stordimento.
Forse a risentirne un po’ è la fruibilità del prodotto. Soprattutto le tracce audio, documenti spesso assai interessanti, sono scarsamente percepibili e si confondono nel caos sonoro dell’ambiente. Anche i documenti video, invitanti, sono proposti in piccoli schermi e in rotazione continua. E in tutto il piano inferiore non c’è un solo posto a sedere per rifiatare e riordinare le idee. Peccato perché si tratta spesso di documenti di un certo interesse. Al piano superiore invece almeno 4 video sono ospitati in relative sale, in cui è possibile entrare e godere del prodotto tranquillamente seduti.

ACCOGLIENZA E PERSONALE IN SALA
Gentili all’ingresso, in biglietteria e al bookshop. Eccessivamente noiosi e stupidamente passatisti nel richiedere ai visitatori l’uscita dalle sale per parlare al cellulare (a me è capitato 3 volte). Vertigo non è certo un luogo di contemplazione e riflessione mistica. È un luogo in cui eccitare i nervi sotto lo stimolo di complicati intrecci sonori e visivi. Una voce al cellulare non può che aggiungere qualcosa di imprevisto al mix multi-mediale dell’allestimento.

BOOKSHOP
Molto fornito. Pubblicazioni su tutti i movimenti avanguardistici del Novecento, e su una gran parte dei maggior artisti del secolo. Numerosi testi di estetica e di critica d’arte. Una ventina di cartoline delle principali opere esposte in mostra. Gadget passatisti e anticaglie varie ridotte al minimo.

SPUNTI FUTURISTI E NEOFUTURISTI
“Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web”: già il titolo rende al futurismo il ruolo di padre delle avanguardie novecentesche, soprattutto in funzione dei successivi sviluppi multimediali.
Varcato l’ingresso della prima sala si è subito accolti dalla fulminante voce di Filippo Tomamso Marinetti. Una mostra sul XX secolo non può iniziare meglio.
Poi un paio di tele di Depero, tre di Balla (non tra le migliori). Si procede con un ottimo esemplare di libro imbullonato di Depero e una splendida litotatta di Tullio D’Albisola con le “Parole in libertà futuriste: olfattive, tattili-termiche” di F.T. Marinetti. Segue un visionario Francesco Cangiullo con “Passaggio a livello più uova di Pasqua”. Ancora un fantastico Depero con “Architettura di gobbo – Gilbert Clavel”, prima di immergerci nelle potentissime sperimentazioni fotodinamiche di Bragaglia con “La Gifle” e “Ritratto polifisionomico di Boccioni”.
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri due sono le certezze:

  1. la via intrapresa nel XX secolo è quella di un progressivo tramonto delle singole discipline artistiche a favore di un’opera d’arte che sfrutti tutte le possibilità offerte dai nuovi media. Questa via è certamente una delle più ricche di sviluppi futuri.
  2. attualmente siamo in una fase di passaggio in cui non ci sono creazioni artistiche di rilievo che abbiano già portato a maturazione i nuovi mezzi espressivi.

Per arrivare a questa maturazione occorre un grande sforzo neofuturista. Il Neofuturismo vuole sostanziare le novità espressive e tecniche dell’ultimo secolo con contenuti e temi forti, che mancano alla maggioranza delle opere esposte in Vertigo. Abbiamo creato nuovi mezzi, ora abbiamo necessità di rifondare il nostro spirito creativo.

Antonio Saccoccio

vertigo-allestimento

postato da: iopensosempre alle ore agosto 24, 2007 21:25 | link |

sabato, 28 luglio 2007

Contro Venezia passatista (Antonio Saccoccio)

E dopo la versione di Carmelo Bene, non potevo non pubblicare la mia declamazione di "Contro Venezia passatista". E' tra quei testi che mi scorrono dentro troppo bene. Dal diaframma alle labbra.

A voi.

Contro Venezia passatista
27 aprile 1910

Noi ripudiamo l'antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari, che noi pure amammo e possedemmo in un gran sogno nostalgico.

Ripudiamo la Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell'imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo.

Noi vogliamo guarire e cicatrizzare questa città putrescente, piaga magnifica del passato. Noi vogliamo rianimare e nobilitare il popolo veneziano, decaduto dalla sua antica grandezza, morfinizzato da una vigliaccheria stomachevole ed avvilito dall'abitudine dei suoi piccoli commerci loschi.
 
Noi vogliamo preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago italiano.
 
Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi.
 
Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l'imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture.
 
Venga finalmente il regno della divina Luce Elettrica, a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobigliata.
 
Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo

postato da: iopensosempre alle ore luglio 28, 2007 13:53 | link |

venerdì, 27 luglio 2007

Contro Venezia passatista (Carmelo Bene)

Ieri sera si parlava di visite a Venezia ed è uscito fuori il discorso delle gondole. Ho preso i miei testi marinettiani e ho iniziato a declamare con enfasi Contro Venezia passatista.

Oggi su youtube ho trovato Carmelo Bene che declama Contro Venezia passatista. Una bella sorpresa.

 

CarmeloBene_ControVeneziaPassatista

 Molto gradevole ed istrionico, ma poco trascinante e veemente. Certamente un grande interprete. Che manca all'Italia.

Mi chiedo. Oggi sarebbe possibile una cosa del genere su Raidue?

Onore quindi a Carmelo Bene. E a quella tv.

FTA

postato da: iopensosempre alle ore luglio 27, 2007 00:00 | link |

mercoledì, 18 luglio 2007

ENORME

enorme enorme enorme enorme enorme enorme forza forza enorme enorme enorme forza guarda avanti enorme enorme enorme enorme enorme cammina porca puttana cammina enorme enorme enorme enorme enorme contro tutti forza spingi enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme

PengShulin_neofuturista

enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme 78 cm? non fatemi ridere enorme enorme enorme enorme enorme siete voi i nani enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme vecchi porci viziati enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme avanza dai avanza enorme enorme enorme enorme enorme spazzali via enorme enorme enorme enorme con forza

postato da: iopensosempre alle ore luglio 18, 2007 20:40 | link |

martedì, 17 luglio 2007

Futurismo e NeoFuturismo contro pessimismo e nichilismo

"Non saremo mai dei profeti pessimisti, annunziatori del gran Nulla. Il nostro futurismo pratico e fattivo prepara un Domani dominato da noi".
F. T. Marinetti (in Guerra sola igiene del mondo, 1915)
---
"Con questo Manifesto vogliamo esaltare la nostra fiducia nelle possibilità dell’uomo. Le potenzialità dell’uomo sono infinite. [...] Rigeneriamo le nostre vite e creeremo un uomo nuovo per il nuovo millennio"
A. Brugnoli, A. Di Carlo, A. Saccoccio, C. Zecchi (in Manifesto del Neofuturismo, 2007)

postato da: iopensosempre alle ore luglio 17, 2007 11:57 | link |

martedì, 10 luglio 2007

A Bologna c'è VERTIGO, un evento da non perdere

Vi copio qui sotto alcune notizie riguardanti la mostra Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web, che si terrà a Bologna per tutta l'estate.

Se davvero bisogna seguire quello che disse Marinetti e quindi andare in pellegrinaggio nei musei una volta l'anno, allora questa sembra davvero essere l'occasione migliore. Cercheremo di stabilire una data per incontrarci insieme a Bologna, approfittando di questo evento. Sperando di trovare qualcosa di interessante.

-------

Il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna apre i propri spazi con la mostra Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web, a cura di Germano Celant con Gianfranco Maraniello. L'evento intende documentare gli sconfinamenti e le contaminazioni che si sono stabiliti a partire dalle avanguardie storiche (dal Futurismo al Suprematismo, dal Costruttivismo al Dadaismo, dal Neoplasticismo al Surrealismo) al fine di affermare la caduta dello "specifico" artistico, quale pittura e scultura, a favore di un intreccio multimediale.

Il percorso espositivo presenta oltre cinquecento opere tra libri d'artista, film, installazioni, quadri e fotografie capaci di guardare alla storia dell'arte del Ventesimo secolo come a un periodo di radicali cambiamenti, di invenzioni e innovazioni. È proprio la sistematica e progressiva introduzione dei nuovi media che ha favorito una decisiva contaminazione dell'esperienza estetica "classica" sconfessando la presunta separazione tra pittura e cinema, scultura e architettura, teatro e musica, design e danza, per affermare un'interdisciplinarietà linguistica e per minare le fondamenta del concetto stesso di autonomia e di autoidentità dell'arte.
Vertigo inquadra tutte le forme di comunicazione mediatica del secolo - dalla radio al telefono, dalla fotografia al cinema, dalla televisione al video fino alle più recenti elaborazioni digitali - attraverso un percorso espositivo che prende avvio dalle prime incursioni storiche nel campo delle tecnologie con gli esperimenti sonori e poetici di Marinetti e Schwitters, con quelli visivi e filmici di Duchamp e Dalì, per arrivare, attraverso Andy Warhol e la Pop Art, la Conceptual Art e artisti come Fernand Léger, Piero Manzoni, Yves Klein, Louise Bourgeois, Joseph Beuys, Anselm Kiefer e Bill Viola, fino ai maggiori rappresentanti della scena odierna internazionale.
Personalità artistiche e movimenti che hanno segnato con le loro ricerche le tappe fondamentali dell'appropriazione, a fini artistici, dei nuovi media sono presentati in mostra secondo un andamento incrociato all'interno di un allestimento di grande impatto. Quest'ultimo, concepito dal designerDenis Santachiara, accompagna e orienta il visitatore nel racconto visivo del secolo in cui l'arte ha con evidenza messo in crisi le proprie tradizionali forme di espressione.
Vertigo permette di comprendere come l'avanzamento della tecnologia abbia influenzato la percezione della realtà, la sua rappresentazione, il suo stesso statuto e, di conseguenza, come l'universo artistico nelle sue differenti declinazioni sia divenuto effettivamente "off-media". Si possono ammirare e capire più a fondo i contributi di Ed Rusha e di Lawrence Weiner per l'evoluzione del libro d'arte, quelli di Nam June Paik e di Bruce Nauman per il video o quelli di Laurie Anderson e di Christian Marclay per la musica contemporanea, ma anche tornare a guardare, con maggiore consapevolezza delle vicende estetiche del secolo, alla pittura di Magritte e Klee fino ai quadri o alle foto di artisti come Enzo Cucchi o Andreas Gursky.
Nel percorso della mostra queste rilevanti esperienze artistiche si incrociano con la presenza di straordinari oggetti testimoni dell'evoluzione mediatica (da grammofoni d'antiquariato a radio originali di Guglielmo Marconi fino all'I-pod) e con specifici contributi cinematografici realizzati assieme alla Cineteca di Bologna, istituzione gemella del MAMbo, per una collaborazione che vede una fitta serie di eventi e progetti dedicati a Vertigo per tutta la durata del periodo espositivo.
 
 
Informazioni utili
Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web
A Bologna dal 6/05 al 04/11/2007
MAMbo Museo d'Arte Moderna - via Don Minzoni 14
ORARIO: martedì - domenica 10.00-18.00 - giovedì10.00-22.00 - lunedì chiuso
INGRESSO: € 9,00 Intero € 7,00 Ridotto - gruppi superiori alle 15 unità, minori di anni 18, maggiori di 65 anni, studenti universitari, anche stranieri, con tesserino, associazioni convenzionate
INFORMAZIONI: tel. 0516496611 fax 0516496600 - info@mambo-bologna.org - www.mambo-bologna.org
 
 
tratto da Tiscali-Arte

postato da: iopensosempre alle ore luglio 10, 2007 19:40 | link |

mercoledì, 04 luglio 2007

parapoesia soporifera

mi arrivano per fortuna ogni tanto oramai inviti per partecipare a concorsi più o meno invisibili di poesia con promessa di pubblicazione e spesso anche in omaggio estratti di antologie poetiche
non comprendo ancora quanto la massa sia sensata forse non lo è per nulla se riesce a leggere e proporre scambiando per poesia parole non solo in rima bene venga la rima se indicatrice di un pensiero composto ma non c'è pensiero e quindi non c'è compostezza c'è solo volgari parole desemantizzate al di là delle sdolcinate dichiarazioni di sensibilità amore cuore amore mio ti amo luce dei miei occhi il mare si diffonde dentro di te e io mi bagno nelle lacrime dei tuoi occhi perchè ti ho lasciato


apensiero ascomposto
composta superficialità
compostezza superficiale


le antologie propinano sonniferi prosaici in forma di poesia apoetica
e i premi fioccano infiocchettando teste violacee già decorate

la gente applaude composta

(,,,,,,,,,,,.... non so quanto ci sia di punteggiatura.. )

postato da: laikost alle ore luglio 04, 2007 21:47 | link |

martedì, 03 luglio 2007

riprendiamoci il '400

Cos’è la bellezza se non la verità e l’onestà e la chiarezza?
E non uccide la mancanza di un limite da superare?
E non stanca il sorriso che cela la falsità di qualsiasi intenzione?

E crediamo ancora di essere felici? Appagati? Soddisfatti? Finalmente sereni?
Le coscienze dormono
E dorme anche chi dovrebbe risvegliarle semplicemente perché assuefatto al torpore dominante…

Serve una nuova Cupola a Firenze.. è necessario ricoprire con un’ombra di modernità tutti i popoli italiani.. tutta l’Europa..
È necessario operare attivamente per la riscoperta di ciò che affranca l’uomo dall’animalità… necessario riprendersi la libertà della scelta..
La scelta come azione positiva non come rinuncia a qualcosa di diverso…
E anche la rinuncia ben venga..
La motivazione razionale appartiene all’uomo

Serve coprire con una nuova cupola la coscienza addormentata
E far scoccare nuove frecce dal nostro arco
È necessario incidere profondamente nel sonno senza sogni del mondo attuale

Finiamola di confondere l’attualità con la contemporaneità
Evitiamo di riconoscerci in questa miseria morale succube dell’antichismo esaltato..
Vomitiamo queste nozioni che abbiamo bevuto ignari per decenni

È necessario distruggere ciò che non è foriero di futuro e riappropriarsi del passato che ci forma

Serve una nuova cupola che copra con la sua ombra l’Europa

postato da: tartaglione alle ore luglio 03, 2007 15:01 | link |

venerdì, 29 giugno 2007

Nuovi futuristi crescono

Qui potete leggere l'articolo

"Nuovi futuristi crescono"

pubblicato su

Il secolo d'Italia

di oggi.

A pag. 8

si parla di noi

 

ad futurum

postato da: iopensosempre alle ore giugno 29, 2007 15:04 | link |

sabato, 09 giugno 2007

Futurismo (e neofuturismo) dalla Spagna

Direttamente dalla Spagna un bel post di un nostro caro amico spagnolo e futurista.

Cum privilegio... José Díaz Fernández

Il nostro Gonzalo sta traducendo in spagnolo anche i nostri manifesti. E li sta mettendo sul suo blog.

ad futurum

FTA

 

postato da: iopensosempre alle ore giugno 09, 2007 20:07 | link |

venerdì, 01 giugno 2007

Vi allego la locandina di uno spettacolo che si preannuncia assai interessante. L'8 non potrò essere a Grosseto, ma conto di poterci essere nelle repliche estive.

Come vedete, ci sono altri in giro che hanno compreso la genialità dimenticata di Giovanni Papini.

ad futurum

Un-uomo-finito_spettacolo

postato da: iopensosempre alle ore giugno 01, 2007 11:26 | link |

lunedì, 21 maggio 2007

Stefano Vaj: Un futurismo per il XXI secolo

Cari amici neofuturisti, pubblico qui sotto un interessante articolo di Stefano Vaj, Segretario Nazionale della Associazione Italiana Transumanisti.

Mi sento di sottolineare in particolare la felice conclusione dell'articolo: "il domani apparterrà come sempre non ai "realisti" di oggi, ma a chi ha una visione per l'avvenire". Non smetterò mai di sostenere la necessità di un approccio visionario al mondo. Direi di più. Il più intelligente realismo non può che essere visionario.

Ecco l'articolo completo di Stefano Vaj, che potete leggere anche qui.

Un futurismo per il XXI secolo.

Negli ultimi anni le freddolose società europee sembrano sempre più percorse dall'ideologia della "decrescita" e dalla maledizione per lo spirito faustiano, tanto più insidiose per il loro appello trasversale.

Tale ideologia, ci si dice, è solo buon senso, è "cool", è politicamente corretta perché risparmierebbe ipoteticamente risorse per l'ambiente o a favore di altre zone del pianeta, e soprattutto è facile e non richiede sforzi. Anzi, rende più agevole accettare, se non auspicare, calo della capacità produttiva, disindustrializzazione, riduzione degli investimenti in ricerca fondamentale, declino demografico, abbandono delle ultime vestigia di un'autorevolezza internazionale già del resto abdicata a favore di altri, restrizione dei servizi a quelli "sostenibili", decadenza economica camuffata da saggia morigeratezza e senso di responsabilità. Non che vi sia naturalmente da aspettarsi cambiamenti nel sistema di valori: come mostra Guillaume Faye in NSC. La nuova società dei consumi (oggi integralmente online a http://www.uomo-libero.com ), una società non ha affatto bisogno di essere ricca o frenetica per essere consumista e mercantilista: basta come status symbol sostituire a palazzi, fabbriche e vere ricchezze l'accesso a piccole mode e gadgets da quattro soldi fabbricati altrove.

Similmente, una società può rifiutare l'investimento e lo sforzo ed i cambiamenti e le crisi di trasformazione che la tecnologia comporta; o addirittura rigettarla ideologicamente limitandone le applicazioni; e goderne ancora per un limitato tratto i frutti. Può forse ancora tirare avanti decentemente e gattopardescamente per una generazione, a condizione da tirare progressivamente la cinghia e mangiarsi il capitale: dopo di noi il diluvio; suvvia, se anche non siamo alla fine della storia, siamo alla fine della nostra.

Serge Latouche, Havelock Ellis e Francis Fukuyama si spartiscono così il comodino degli intellettuali di destra e di sinistra, mentre nessuno chiarisce dove mai la "gioiosa" accettazione della nostra decadenza, nel quadro di un sistema globalizzato ed a sua volta in via di cristallizzazione e "ristrutturazione", potrebbe consentire il reperimento delle risorse tecniche ed economiche ed intellettuali che risultano necessarie al recupero del disastrato ambiente europeo, alla tutela della sua biodiversità, o al mantenimento alla sua popolazione di servizi che siamo oggi abituati a considerare come minimi, per non parlare di beni intangibili come la sovranità.

Ma le radici della filosofia della rinuncia che tutto ciò descrive sono culturali prima ancora che politiche od economiche, e nel nostro paese sono particolarmente profonde. Primitivismo e tradizionalismo, i pastorelli d'Arcadia e il "buon selvaggio" hanno sempre accompagnato la diffidenza monoteista per il peccato d'orgoglio luciferino che la tecnica, la potenza, lo sviluppo, la scoperta e l'avventura rappresentano, anche come minaccia a modi di vivere più modesti e "semplici" – del resto più o meno fantasiosi - cui si spera inspiegabilmente che l'evoluzione delle cose, e la concorrenza di altri popoli e soggetti politici, ci lasci tranquillamente ritornare. L'aspirazione alla staticità, al "ritorno alla natura", all'immutabilità dei modi di vivere diventa poi tanto più forte quando con la rivoluzione industriale prima e quella biotecnologica poi, siamo divenuti responsabili (come come ho cercato di mostrare nel mio saggio Biopolitica. Il nuovo paradigma, online a http://www.biopolitica.it) non solo del paesaggio terrestre ma della più intima fibra del mondo vivente e dell'uomo stesso.

Una risposta a tutto ciò non può d'altronde limitarsi ad un miope laissez-faire, nella speranza che la tecnologia guidi e governi se stessa, in particolare autofinanziandosi e dotandosi di una strategia; o che qualche meccanismo economico o provvidenziale garantisca di per sé il nostro futuro, per tanto che il suo operare che non sia attivamente impedito. Chi ritiene che l'unica cosa di cui occuparsi siano i listini di borsa o la demagogia a breve termine, abbandona effettivamente l'ecologia o la bioetica o la politica industriale quale terreno di caccia quasi esclusivo ad ambientalisti e neo-ludditi, e non percepisce che soltanto la ripresa di una tradizione consapevolmente futurista può rappresentare un'alternativa credibile al neo-pauperismo, all'anti-prometeismo ed alle ideologie del declino che sostengono, incoraggiano e giustificano la decadenza che minaccia il nostro avvenire.

Milano, già tra i motori della rivoluzione industriale nell'Europa continentale, con i manifesti marinettiani (cfr. http://www.letteratura.it/Marinetti ) diventa infatti l'epicentro di un sommovimento radicale le cui ramificazioni restano sottovalutate, e la cui vera, visionaria, portata non possiamo in fondo che cogliere oggi, dalla nostra prospettiva privilegiata di spettatori di quella possibile "rottura del tempo della storia" che agli inizi del Novecento non faceva che annunciarsi all'orizzonte. Ed è particolarmente simbolico del monito heideggeriano di come l'essenza della tecnica non abbia in realtà nulla di tecnico il fatto che si sia trattato prima di tutto di un movimento artistico. "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. (...) Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. (...) Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!". Ma ciò che rileva qui è soprattutto la visione del mondo e la filosofia che stanno dietro al movimento artistico, che giungono ad essere subito declinate nella forma più provocatoria e radicale, in toni apertamente superomisti e transumanisti: "Bisogna dunque preparare l'imminente e inevitabile identificazione dell'uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante d'intuizione, di ritmo, d'istinto e di disciplina metallica (...) Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane, e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali. Il giorno in cui sarà possibile all'uomo di esteriorizzare la sua volontà in modo che essa si prolunghi fuori di lui come un immenso braccio invisibile il Sogno e il Desiderio, che oggi sono vane parole, regneranno sovrani sullo Spazio e sul Tempo domati. Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà naturalmente crudele, onnisciente e combattivo. Sarà dotato di organi inaspettati: organi adattati alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui".

L'approccio vitalistico e faustiano alla tecnica che rappresenta il vero nemico dell'ideologia del neoluddismo, della decrescita e dell'"umanismo", connota del resto la maggiorparte delle riflessioni, esperienze e movimenti di opinione che al futurismo risultano in qualche modo apparentate, tra cui non si conta solo il piccolo movimento esplicitamente neofuturista presente sul Web, ma il sovrumanismo di Arnold Gehlen e Giorgio Locchi della seconda metà del Novecento, o le riflessioni contemporanee sul postumano di autori tanto diversi come Peter Sloterdijk (http://www.petersloterdijk.net ) ed Hervé Kempf (cfr. La révolution biolithique), per finire con la crescente visibilità nel nostro paese della Associazione Italiana Transumanisti (http://www.transumanisti.it), il cui presidente, il filosofo mantovano Riccardo Campa, è di recente assurto ad un ruolo direttivo nel movimento mondiale cui l'associazione si riferisce, la WTA.

E' vero infatti che l'eco globale del futurismo, che non a caso arriverà a definire a livello mondiale il concetto stesso di "avanguardia" e ad acquisire estensioni ed esponenti di spicco in vari paesi, non gli impediva di essere un movimento fortemente radicato ed apertamente "nazionalista", di un nazionalismo che stante l'esprit du temps non potrà che essere italiano, e che potrebbe dispiacere a chi oggi nel nostro paese preferirebbe un riferimento europeo o viceversa padano. Ma ciò che tale apparente "particolarismo" implica è in sostanza il rifiuto dell'idea tranquillizzante di una pacificazione definitiva in cui all'abbandono della trasformazione tecnica del mondo dovrebbe corrispondere la fine delle sue trasformazioni politiche e dei suoi conflitti; e con essi delle sovranità, delle differenze e delle grandi ambizioni collettive che della trasformazione tecnica sono dal neolitico in poi sempre stati il motore. D'altra parte, il futurismo coniuga il suo feroce identitarismo con il riconoscimento del fatto che alla trasformazione a seguito della quale l'uomo sarà nietzschanamente chiamato ad "ereditare la terra" non si può sfuggire, magari rincantucciandosi in qualche "isolazionismo" o "periferia" locale; essa coinvolge l'intera specie, ed anzi appunto l'intero pianeta; senza anzi che questo debba essere considerato per tutti i secoli dei secoli l'unico orizzonte dell'avventura umana, come qualche anno dopo l'inizio di una pur stentata e sottofinanziata "era spaziale" starà a dimostrare.

Ripensare l'eredità futurista risulta perciò un presupposto necessario non solo in vista del rifiuto del declino e dell'estinzione delle proprie rispettive appartenenze, ma anche in vista di una risposta più generale alle sfide della nostra epoca, e che coinvolgeranno tutti, ambientalisti e neoludditi compresi. Oggi come sempre, infatti, le due cose vanno insieme, ed il domani apparterrà come sempre non ai "realisti" di oggi, ma a chi ha una visione per l'avvenire.

Stefano Vaj

pubblicato su Il federalismo - Anno 10, numero 46, 27 novembre 2006 e su Associazione Italiana Transumanisti

 

p.s.  Ho evidenziato il cenno che Vaj dedica al nostro movimento neofuturista. Precisamente Vaj parla di un "piccolo movimento esplicitamente neofuturista presente sul Web". E dice bene, perchè andiamo tutti fieri della nostra origine e della nostra diffusione a partire dalla rete e del fatto che il nostro Neofuturismo si configura anche come un NetFuturismo. L'articolo è del Novembre del 2006 e Vaj ci definisce piccolo movimento. Diceva bene allora. Ora mi sentirei di dire che non siamo più un piccolo movimento. Da Novembre tante cose sono accadute. C'è stato l'incontro di Gennaio a Firenze, la stesura del Manifesto e la sua pubblicazione con il net-assalto del 20 Febbraio, i nuovi ingressi nel movimento, i tanti contatti importanti realizzati e gli inviti a partecipare a convegni, gruppi di lavoro e performance. Oggi possiamo dire che non siamo più un piccolo movimento. E questo non lo diciamo perchè crediamo che i numeri siano importanti. Non siamo piccoli perchè stimiamo grande la qualità del pensiero che abbiamo prodotto, stiamo producendo e produrremo.

postato da: iopensosempre alle ore maggio 21, 2007 18:18 | link |

domenica, 06 maggio 2007

F.T. MARINETTI VISTO DA GIUSEPPE PREZZOLINI

Vorrei sapere dagli amici neofuturisti cosa ne pensano di questo marcato giudizio su F.T Marinetti  espresso dal grande scrittore e studioso Giuseppe Prezzolini (1882-1982).
Sostanzialmente condivido il giudizio sul fondatore del futurismo ma forse Prezzolini  è stato pure un pò ingeneroso.
L'epiteto di "profeta" è sicuramente molto significativo ma fa da contraltare al considerare il Marinetti "nè pensatore nè artista serio".
Forse una piccola vendetta del toscanaccio per gli antichi ceffoni presi dai futuristi milanesi nelle memorabili risse alle Giubbe Rosse...


"Quando nel 1909 F.T. Marinetti fece pubblicare il suo primo manifesto nel giornale “Figaro” di Parigi, credo che immaginasse di esser poeta, pensatore, innovatore, ma certamente non profeta.
Quel manifesto e gli altri che seguirono nel volger degli anni fino a un recente passato ci sembrano pieni di luoghi comuni. Di contraddizioni, di enfatiche affermazioni e di strane idee, ma nell’insieme costituiscono il documento di una crisi che doveva scoppiare pochi anni dopo e di cui non s’intravede ancora la fine.
Filippo Tommaso Martinetti non era né pensatore né artista serio ma piuttosto un ciarlatano dotato di quel senso segreto che i ciarlatani, i politicanti, i commessi viaggiatori e i giocatori posseggono e che fino a un ceto punto li rende profeti".




Giuseppe Prezzolini, "Il futurismo e il fascismo" in L'Italia finisce ecco quel che resta


postato da: Lacerbiano alle ore maggio 06, 2007 19:21 | link |

martedì, 01 maggio 2007

Ogni verso che scrivo è un incendio

postato da: iopensosempre alle ore maggio 01, 2007 19:52 | link |

martedì, 27 marzo 2007

Jesse, l’uomo bionico sognato da Marinetti

Sottopongo alla vostra attenzione questo interessante articolo di Adriano Scianca, acuto studioso e collaboratore de "Il Secolo d'Italia", che nei giorni scorsi si è messo in contatto con il nostro movimento.

                                                         ---

 

                       Jesse, l’uomo bionico sognato da Marinetti

 

                                                  Adriano Scianca

 

                          Da “Il Secolo d’Italia” del 24 settembre 2006

 

   Forse non ce ne siamo accorti, ma quando qualche giorno fa Jesse e Claudia si sono stretti la mano la storia, in qualche modo, ha compiuto un sommovimento epocale. Eppure Jesse e Claudia non sono grandi politici, big della finanza o capi guerriglieri: lui è un ex elettricista, lei un ex soldatessa. Solo – ed è questo il punto – tanto a Jesse che a Claudia sono state amputate le braccia. Gli arti con cui i due si sono scambiati il gesto di intesa sono in tutto e per tutto artificiali. Delle braccia bioniche.

 

   Jesse e Claudia, infatti, sono rispettivamente il primo uomo e la prima donna ad aver sperimentato su se stessi la rivoluzionaria tecnologia del dottor Todd Kuiken del Rehabilitation Institute di Chicago. Lui, 59 anni, era un elettricista del Tennessee. Nel 2001, in seguito ad una gravissima ustione i medici hanno dovuto amputargli entrambe le braccia fino alla spalla. Lei, 26 anni, è un'ex marine che ha perso il braccio sinistro dopo una caduta dalla motocicletta in Arkansas. I loro nuovi arti rispondono direttamente agli stimoli del cervello, dando la possibilità di eseguire quattro movimenti (contro i ventidue di un braccio naturale). Presto però, assicura Kuiken, le prestazioni miglioreranno e l’interazione braccio-mente diventerà anche biunivoca, permettendo ai due possessori delle protesi di percepire la sensazione del tatto.

 

   Storie come queste hanno se non altro il pregio di non lasciare indifferenti. E di metterci di fronte a quesiti fondamentali: quanto puoi aggiungere di meccanico ad un uomo per chiamarlo ancora “uomo”? A pensarci bene un brivido corre lungo la schiena e le gambe tremano. Sappiamo la risposta? Meglio: siamo pronti per essa?

 

   In verità, la nostra mente snervata da troppa televisione non ha difficoltà a rintracciare riferimenti utili per inquadrare l’episodio: come non pensare, ad esempio, alla serie televisiva americana degli anni Settanta “The Six Million Dollar Man” ed alla faccia inespressiva del colonnello Steve Austin, alias Lee Majors? Oppure, per avvicinarci ai giorni nostri, torna alla mente il ferocissimo golem redivivo nel cyborg palestrato del primo e più riuscito Terminator. Due modi opposti di raccontare l’interazione uomo-macchina, forse uniti sotterraneamente da un’ispirazione buonista e politicamente corretta, se è vero che in entrambi i casi è comunque la placida esistenza dell’americano medio che trionfa, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga grazie alla tecnica o contro di essa.

 

   Tutt’altre atmosfere le ritroviamo piuttosto in Blade Runner, l’insuperato cultmovie fantascientifico di Ridley Scott. Il fascino faustiano del replicante Roy Batty, interpretato magistralmente da Rutger Hauer, dischiude veramente un modo nuovo di rapportarci alla tecnica e al nostro destino che con essa viene perennemente rimesso in gioco. Immerso in un’umanità globalizzata, alienata e decadente, il replicante assume qui le sembianze dell’unico essere autenticamente umano. Tutti presi a campare squallidamente alla giornata nelle loro brulicanti metropoli, gli uomini non vivono più appieno le proprie esistenze, sono ormai solo i replicanti ad andare alla ricerca di un senso, di un destino, di un bagliore eroico, di un istinto di libertà. Figure europee, troppo europee, i replicanti incarnano il sogno tragico ed omerico di un’esistenza breve – forzatamente, nel loro caso di macchine a morte programmata – ma carico di senso. Loro “hanno visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare”.

 

   Certo, il goffo e primitivo braccio bionico di Claudia Mitchel sta alle mirabolanti evoluzioni dei replicanti di Ridley Scott più o meno come la locomotiva del celebre cortometraggio naif dei fratelli Lumiére sta agli effetti speciali di Matrix. Del resto da qualche parte si deve pur cominciare e se la fantascienza ha un senso, questo è senz’altro dato dalla capacità di immaginare, attingendo magari a valori ancestrali ed arcaici, il futuro che la scienza tenta prosaicamente di mettere insieme passo dopo passo.

 

   Ma se è di “anticipazione” e di messa in forma mitica degli algidi algoritmi bioingegneristici che si sta parlando, allora la palma della provocazione più visionaria e precoce va, più che a Ridley Scott, a Filippo Tommaso Marinetti. Ed in effetti è proprio il genio futurista quello che prima e meglio ha sondato i fondali inesplorati della modernità, scorgendovi, inespresse, le possibilità del mito. In un incredibile saggio del 1910 su “L’Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina”, ad esempio, gran parte delle problematiche biopolitiche attuali sono anticipate con lucidità sorprendente. “Bisogna preparare”, dice Marinetti, “l’imminente e inevitabile identificazione dell’uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante di intuizione, di ritmo, d’istinto e di disciplina metallica”; “Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell’uomo dormono le ali”. Il risultato di un simile sforzo demiurgico e sovrumano dovrà essere l’Uomo Moltiplicato, il “tipo non umano e meccanico” che “non conoscerà la tragedia della vecchiaia”.

 

   Merita di essere sottolineato il fatto che tali parole assolutamente profetiche, oltre che essere in siderale anticipo rispetto alle suggestioni cyberpunk di fine novecento ed alle problematiche transumaniste del nuovo millennio, abbiano addirittura anticipato quella Grande Guerra pure così determinante nell’avvicinare uomini come Jünger alla questione della tecnica moderna e della sua capacità di “mobilitazione totale”. Il che testimonia una volta di più l’originalità e l’attualità di certe correnti d’avanguardia troppo sbrigativamente accantonate per far posto a postmodernismi modaioli che hanno detto, dopo e peggio, le stesse cose. Chissà che invece non sia proprio grazie a Marinetti e ai futuristi che in un domani ormai prossimo venturo non si possa andare alla ricerca del nostro destino “al largo dei bastioni di Orione”.

postato da: iopensosempre alle ore marzo 27, 2007 18:34 | link |

domenica, 25 marzo 2007

L'IPOCRITA SOCIETA' ITALIANA VISTA DA GIOVANNI PAPINI

"Uno dei principi fondamentali del nostro statuto è questo: non attaccar mai nessuno.
Guardiamo, infatti, tutti i casi possibili. Se quello che
volete attaccare è celebre e onorato, attaccandolo si ha l’ aria d’esser mossi dall' invidia o dalla gelosia se invece è così così gli si dà troppa importanza saltandogli addosso, ottenendo in tal modo il resul­tato opposto a quello che si cercava — se poi è uno che comincia a far chiasso gli si fa troppa reclame  ed è chiaro che quella gente là non cerca altro, tanto che gode anche ad esser bastonata purchè se ne parli s’è italiano non si deve, per ben inteso nazionalismo, buttar giù le glorie di casa nostra — s' è straniero non bisogna fidarsi troppo del nostro giudizio, perchè non si conosce quella lingua, quella cultura, il carattere di quella civiltà in mezzo alla quale è nato e cre­sciuto —, uno che scrive libri difficili, bisogna la­sciarlo stare finchè non si sia studiato a fondo quella cosa e poi quell’ altra e anche quell’ altre senza le quali non si capiscono le prime, e cosi via di seguito, in modo da star fermi anni ed anni e dar tempo a quello lì di far fortuna e crepare — s’è uno che scrive cose leggere non val la pena di darsi attorno per distruggerle che cascan da sè — s' è un uomo forzuto e rabbioso, conosciuto come spadaccino o caz­zottatore, non è bene stuzzicarlo che potrebbe succe­dere un duello o una schiaffeggiatura in mezzo di strada — s' è uno che abbia dimolti quattrini o un alto ufficio o sia a capo di qualche cosa, non è bene andargli incontro che a quel modo ci si leva ogni spe­ranza di aver da lui favori e vantaggi — s’è giova­nissimo bisogna avergli compassione e aspettare — s’è quasi nostro uguale e della stessa età è bene tirar via per fraterni — s' è vecchio lasciarlo in pace per rispetto. Avete capito ? Ditemi un po' se c' e un altro caso oltre tutti questi e troveremo rimedio anche a quello.
E in ogni modo, anche volendo far quel brutto
mestiere del libellista e del libero parlatore, c’è pro­prio bisogno di dir le cose con quelle parolacce nude e crude, senza un po' di veletta o di zucchero alla vaniglia ? Volete dire che il tale ha rubato delle idee ? Potete dire, per esempio, che « qua e là, nel suo libro, si desidera una maggior novità » oppure che « i lettori pedanti noteranno forse qualche vaga reminiscenza » o anche cosi : « Dalla lettura di questo libro si vede bene che al signor Tale son molto familiari le opere del signor Talaltro » ; o cosi :alcuni maligni potreb­bero osservare certe curiose coincidenze tra alcuni passi di questo libro, ma ciò non deve far meraviglia. Di qualunque pensiero si può trovare l’ origine. Nihil sub sole novi”.
Ma il più delle volte, ficcatevelo ben in testa, non è buona creanza scendere ai particolari e toccar le persone. Voi che avete tanta passione per la filo­sofia, perchè non vi mantenete nell’ aer sereno del ge­nerale e nella sfera elevata e sublime dell’ universale ? Lassù, nel mondo degli angeli e dei rondoni, vi per­mettiamo ogni cosa : vi permettiamo perfin di criti­care e di essere malcontenti e feroci. Dite pure, per esempio, che l' università italiane vanno male. Ma però quando si parla del professor Pinco non dite ch’è un testone ; quando il discorso cade sul professore Caio fate vista di non accorgervi ch’è un mafioso ; se casomai vi occorre di scriver del professor Tal dei Tali non rammentate ch’è un intollerante rincoglio­nito e così via di seguito. Anche se dinanzi vi faces­sero sfilare tutti i professori di tutte l’universi d' Italia non vi perdete a trattarli male. Quando non li po­tete lodare state zitti. Mi direte ch’è una bella buffo­nata il dir che un insieme di persone va male e poi dir bene di ognuna di queste persone prese alla spic­ciolata. Eppure questo è il metodo nostro e ce ne troviamo bene. Siccome non accade mai che si nomi­nino tutti insieme i membri di una data classe, si può benissimo, senza dar troppo nell’ occhio, maledire il tutto e benedir le parti, e a questa maniera son tutti contenti i puritani che ci vedono cavalcare a furore contro le fortezze, e i colpevoli che se ne stanno chiotti chiotti e ricevon le nostre carezzine. Dunque, ragazzi, giudizio e mutate strada se non vo­lete morir a forza di legnate.
Chi non sarebbe persuaso da questi saggi discorsi,
da questi consigli pieni di quella che l’autor de' Fioretti chiama « colombina semplicità ? Io per il primo dichiaro di esser confuso, pentito, contrito e prometto di non far più come prima. Da qui innanzi non dirò più la verità, perchè la verità non è altro che calunnia ; non criticherò più nessuno perchè la critica è una sfacciata intrusione nelle faccende altrui; non dirò più quel che penso, perchè la sinceri trascina quasi sempre all' ingiuria ; non farò più polemiche, perchè le polemiche non son altro che risse di pre­giudicati. Non parlerò più contro le persone ma contro alle parole, il pane non lo chiamerò più pane ma pasticcino; il maiale non lo chiamerò più maiale ma animale necessario all’umanità; la merda non la chiamerò più merda, ma bensì nobile madre dei cavoli. E spero che allora il rospaio giornalistico e filo­sofico italiano ringoierà la sua bava e starà fermo ne’ su’ buchi, che se non basta neppure questa nostra miracolosa conversione bisognerà proprio spiaccicarlo a forza di pietroni senza pietà ne misericordia".

postato da: Lacerbiano alle ore marzo 25, 2007 17:31 | link |

lunedì, 12 marzo 2007

Papini ci chiama alla rivoluzione!

Giovanni Papini
LA NECESSITA' DELLA RIVOLUZIONE
(da L'Esperienza futurista)
E' pretta leggenda, perciò, quella del carattere rivoluzionario degli italiani. I nostri improvvisati psicologi hanno confuso la tendenza all'indisciplina collo spirito di rivolta. L'italiano può essere indisciplinato, individualista, turbolento, ma è raramente, nel fondo dell'anima, rivoluzionario. L'indisciplina proviene dal desiderio di sbirbarsela, di fregarsene, di lavorar poco e lo stretto necessario, facendo un breve sforzo di prepotenza o di astuzia per conquistarsi un più lungo riposo. L'indisciplina è individuale mentre la rivoluzione è collettiva ed esige una disciplina sia dei pensieri (sotto un'idea prima) sia degli uomini (sotto un capo). L'indisciplina è sintomo di pigrizia mentre la rivoluzione esige uno sforzo di critica e di assalto assai maggiore di tutti gli altri.
Lo spirito di indisciplina individuale teorizzato e ingigantito può portare all'attentato anarchico ma non già alla rivoluzione. L'Italia, difatti, ha dato più anarchici isolati che non veri rivoluzionari.
---
I Neofuturisti sono i rivoluzionari che Papini non ha mai conosciuto.
Abbiamo la disciplina.
Amiamo il ribellismo.
La disciplina è l'ubbidienza a noi stessi e al nostro istinto ribelle.
FTA

postato da: iopensosempre alle ore marzo 12, 2007 20:27 | link |

martedì, 20 febbraio 2007

Manifesto del Neofuturismo

Un uomo nuovo per il nuovo millennio

 

            Da qualche anno siamo entrati in un nuovo millennio. Con grande stupore e non poca delusione abbiamo dovuto accettare che nell’inutile frenesia che anima l’uomo contemporaneo in pochi si sono lasciati affascinare da quest’evento. Eppure il semplice pensare all’anno 2000 avrebbe dovuto risvegliare il nostro animo assopito. Neppure una data tanto affascinante, mille volte evocata dalla fantasia popolare e letteraria, ha costretto l’uomo alla resa dei conti con la propria coscienza e con la propria identità. In un attimo – un solo unico istante - si sono tolti 3 nove, aggiunti 3 zeri e tutto è continuato come prima. Eppure a volte anche un evento solo esteriore come è un cambio di data potrebbe essere lo spunto per un cambiamento più consistente. Soprattutto quando, come oggi, ce n’è davvero la necessità. Ma è così l’uomo contemporaneo. Non sa più sognare. Non sa più immaginare. Non sa più creare un proprio mondo. Non sa più rigenerarsi. Per avere una visione, bisogna essere vivi.

            È chiaro che l’uomo che il XX secolo ci ha consegnato è un uomo che non resisterà molto alle sfide del nuovo millennio. È un uomo spento, rassegnato e depresso. Un automa programmato per essere infelice. Non potrà ancora andare avanti per molto. Occorre – è evidente - cambiare rotta.

            La gran parte degli individui oggi non vivono una vita propria. Vivono una vita indotta. Non sviluppano il proprio io. Sono totalmente schiacciati da un’omologazione massiccia, meri esecutori di un modello imposto da un super-pensiero dominante. Ed è inutile stare a sottolineare che non tutti sono omologati, che non tutti sono vittime di tale super-pensiero. Non illudiamoci: tutti ne siamo vittime. È solo una questione di misura. C’è chi è totalmente schiavo, chi lo è meno, chi infine si ribella ma finisce lo stesso risucchiato nel vortice. Nessuno si senta escluso da questo nostro discorso. Anche noi che scriviamo siamo parte del mondo che tanto condanniamo. Abbiamo però deciso di avere la forza di scrivere queste righe e lanciare con decisione l’allarme.

            Oggi è socialmente improduttivo e poco utile sviluppare una propria identità, è dato per scontato che l’unica via da seguire sia conformarsi ai modelli in uso. Prendere un numeretto, mettersi in coda dietro agli altri e aspettare il proprio turno: questo è l’uomo contemporaneo. Senza possibilità di scelta. Senza via d’uscita. Senza scampo.

            La cosa che angoscia maggiormente è osservare che spesso nell’individuo non è più presente neppure una scelta di convenienza. Oggi l’uomo non sceglie neppure più di conformarsi per un bieco calcolo utilitaristico. Oggi l’uomo non vede neppure più la possibilità di una scelta di questo tipo. Non sceglie neppure se conformarsi o no (sarebbe già qualcosa, sarebbe già una scelta!). È tutto dato per scontato. Prendere il numeretto, mettersi in coda e aspettare.

Ma dietro a chi ci mettiamo in coda? Chi è che seguiamo? Perché? E cosa ne sarà di noi? Cosa stiamo inseguendo?

            Tutto questo non è dato chiedersi. Numeretto, in coda, attendere. Questa è la nostra esistenza. Abbiamo dovuto attendere millenni di sviluppo e progresso della nostra civiltà per questo entusiasmante epilogo!

C'è sempre un doppio modo di osservare il mondo. Con sguardo distratto e superficiale e con sguardo attento. Bene. Se noi osserviamo distrattamente la realtà che ci circonda potremmo avere l'impressione di abbondanza, ricchezza, divertimento continuo, spensieratezza. Ma se guardiamo al di là delle apparenze scopriremo che nonostante l'abbondanza, la ricchezza e il divertimento continuo ci troviamo ogni giorno a parlare con uomini tristi, rassegnati, avviliti, depressi. Uomini svuotati. Scambiano la frenesia e l’eccitazione per felicità. Il divertimento continuo è molto simile ad un rimbecillimento generale. Per quale motivo un uomo che sembra avere tutto e poter soddisfare ogni desiderio alla fine è un depresso cronico? E qui non parliamo di uomini malati, di anziani. Parliamo di giovani. Giovani e sani. E questo è davvero terribile. I giovani. Per quale motivo i nostri ragazzi sembrano sempre più annoiati e privi di vitalità? Perchè nel loro sguardo c'è stanchezza, mentre dovrebbe esserci il fuoco ardente della giovinezza? Dov’è finita la fantasia? dov’è l’immaginazione? dove i sogni?

Se i nostri giovani sono spenti, il nostro futuro è terribilmente buio.

            Tutto questo non possiamo più accettarlo. Crediamo ormai di aver raggiunto il punto più basso di una spaventosa parabola ultradecadente. Probabilmente non si era mai percepita nella storia dell’umanità tanta desolazione. Per fortuna si avvertono sparsi segnali di sgomento, di preoccupazione. C’è qualcuno che, finalmente, lancia segnali di allarme. E noi siamo tra questi. Ma noi non vogliamo solo lanciare segnali di allarme, noi vogliamo fornire a tutti una via d’uscita da questa tremenda situazione. Ed è per questo, per svegliare le nostre anime e le nostre coscienze, che oggi noi lanciamo con enorme convinzione questo nostro Manifesto.

 

Manifesto del Neofuturismo

 

  1. Noi vogliamo liberare l’uomo. Vogliamo scuotere l’animo di chi è schiavo dell’omologazione e inconsapevole di quanto sta subendo, e spingerlo ad intraprendere la strada per l’affermazione della propria individualità.
  2. Noi siamo per riscoprire l’unicità di ogni individuo. Oggi ogni uomo crede di lottare da solo per la conquista di qualcosa. In realtà tutti gli uomini lottano gli uni contro gli altri per gli stessi obiettivi imposti dall’alto. Potremmo avere tanti uomini con tanti sogni (ognuno il proprio!); abbiamo invece un unico sogno (non nostro!) inseguito disperatamente da tutti gli uomini. Potremmo avere una vita serena ed entusiasmante; e invece annaspiamo in un mare di noia e frustrazione.
  3. Ogni uomo ha la propria personalità, le proprie qualità, le proprie bellezze. Noi vogliamo che ognuno scopra la bellezza della propria esistenza. Che ognuno diventi se stesso e non un calco di altri. Ogni uomo è creatore.
  4. L’uomo del passato viene creato dalla società, l’uomo del futuro si crea da sé.
  5. Noi vogliamo vincere una scommessa con tutti gli uomini. Dobbiamo tornare a pensare ai nobili valori che fanno grande l’uomo: coraggio, spontaneità, audacia, vitalità, energia, generosità, dinamismo, volontà. E dobbiamo pensare a tutte le belle idee per cui si muore: amicizia, amore e alti ideali.
  6. Noi vogliamo un uomo che sappia reagire alle sofferenze e alle avversità ritrovando fiducia nei propri mezzi, forza di volontà e spirito di sacrificio.
  7. Noi non vogliamo uomini che accettino supinamente o passivamente ogni situazione subendola senza discutere. Vogliamo uomini che criticano, polemizzano, mettono in dubbio. Nè pecore, né automi. Vogliamo uomini.
  8. Noi amiamo l'arte in tutte le sue espressioni. L'arte è creazione, quindi l'arte è libertà. L’uomo attraverso l’arte si autorappresenterà e autoaffermerà.
  9. Le possibilità offerte alla creazione e all’arte sono lo specchio della società. Negli ultimi decenni l’arte è stata confinata in ridicoli circoli autoreferenziali e allontanata totalmente dalla società. Una società in cui l’arte sia in questa posizione è una società in cui qualsiasi margine di rinnovamento è a priori precluso.
  10. Noi vogliamo una società aperta e dinamica. Una società in continua evoluzione.
  11. Noi condanniamo senza mezzi termini tutti i comportamenti vili, disonesti, falsi e meschini. E avverseremo sempre ogni mentalità utilitaristica e opportunistica.
  12. Noi vogliamo essere liberi di esprimerci, liberi di parlare. Ed è per questo che non accettiamo la dittatura del politicamente corretto, moderna forma di censura-dittatura per intrappolare il pensiero e la creatività individuale e costringerci ad accettare il super-modello imposto.
  13. La nostra fiducia nell’uomo ci impone di avere fiducia anche nei prodotti dell’uomo. Ma ricordiamo sempre di non cedere all’idolatria della tecnica. L’uomo deve dominare totalmente i suoi prodotti, non adorarli in modo insensato. Tenendo conto di questa imprescindibile premessa, l’uomo deve vedere nelle innovazioni tecniche delle opportunità, non dei prodotti di cui essere spaventati.
  14. Noi condanniamo i media monodirezionali, che si sono rivelati strumenti inadatti allo sviluppo creativo dell’uomo contemporaneo. Hanno paralizzato e anestetizzato l’uomo privandolo delle possibilità di esprimersi e riducendolo a passivo ricettore di pensieri prefabbricati. I media tradizionali sono lo strumento attraverso il quale si è realizzata la deprimente omologazione che noi stiamo denunciando. Ma il futuro, fortunatamente, è un altro. E’ proprio il nuovo millennio che ci sta offrendo una possibilità per uscire da questo incubo. I nuovi media partecipativi permettono al singolo individuo di essere coautore e partecipe del messaggio e della creazione di nuove idee. Il fruitore ha quindi la possibilità di uscire dal suo ruolo passivo e diventare autore, creatore e comunicatore. Sappiate che le idee che state leggendo nascono sul web e che questo Manifesto verrà lanciato sul web e avrà il web come principale mezzo di diffusione.

 

Con questo Manifesto noi proclamiamo la nascita dell’uomo del terzo millennio. Con questo Manifesto vogliamo esaltare la nostra fiducia nelle possibilità dell’uomo. Le potenzialità dell’uomo sono infinite. Volgete lo sguardo attorno a voi: tutto quello che vedete l’ha creato l’uomo, l’abbiamo creato noi. Non ci sono limiti alle nostre facoltà creative. Rigeneriamo le nostre vite e creeremo un uomo nuovo per il nuovo millennio.

 

Alessio Brugnoli, Armando Di Carlo, Antonio Saccoccio, Cosimo Zecchi

 

postato da: iopensosempre alle ore febbraio 20, 2007 00:12 | link |

sabato, 10 febbraio 2007

Giornata del Ricordo

Voglio ricordare la strage delle Foibe con la biografia di un grande pittore Futurista della Dalmazia.


Tullio Crali


Nato a Igalo (Croazia) nel 1910, Tullio Crali visse a Zara fino all’età di dodici anni e nel 1922 si stabilì con la famiglia a Gorizia. A quindici anni, mentre era studente all’Istituto Tecnico, scoprì, sulle pagine del "Mattino illustrato" di Napoli, il futurismo, movimento al quale rimase per sempre legato e che fu per lui, più che una vocazione artistica, una vera e propria scelta di vita. Dopo quel primo incontro, iniziò a dipingere acquerelli con forme geometriche stilizzate, intersezioni e immagini astratte ispirate a Balla, Boccioni e Prampolini e firmati con lo pseudonimo di "Balzo Fiamma". Prese quindi a frequentare la bottega di "sior Clemente", intagliatore, doratore e corniciaio, che gli preparava i cartoni e che gli fece conoscere gli artisti goriziani de Finetti, Melius, Gorsè e Del Neri. A partire dal 1928 si recò sempre più spesso al campo d’aviazione di Merna, dove iniziò a copiare gli aeroplani e da dove decollò per il suo primo volo, effettuato su di un piccolo idrovolante diretto in Istria. Nel 1929, anno che sancì la nascita ufficiale dell’Aeropittura, Crali strinse contatti con Martinetti ed entrò nel Movimento Futurista. Conobbe Sofronio Pocarini - fondatore, nel 1919, del Movimento Futurista Giuliano - che lo fece esporre alla "II Mostra Goriziana d’Arte". Dipinse Squadriglia aerea e Duello aereo. L’anno successivo, affascinato dai progetti di Sant’Elia, disegnò architetture futuriste ed entrò in contatto con i futuristi Cangiullo, Janelli, Dormal, Farfa e Fillia. A Trieste nel ’31 incontrò per la prima volta Marinetti, al quale lo legò sempre un sentimento di grande ammirazione e affetto. Realizzò composizioni polimateriche a soggetto cosmico e bozzetti di scenografie per le sue sintesi teatrali. Dopo aver presentato le proprie opere a Trieste, Padova, Roma e Milano, nel 1932, su invito di Marinetti, espose i suoi lavori a Parigi, alla Prima Esposizione Aeropittori Futuristi Italiani, al seguito di Marinetti. Nello stesso anno conseguì il diploma di maturità artistica all’Accademia di Venezia e realizzò cartelloni pubblicitari e bozzetti di moda futurista. Nel 1933 partecipò alla "Mostra Futurista di Scenotecnica cinematografica" di Roma e l’anno successivo fu presente per la prima volta alla Biennale di Venezia con l’opera Rivoluzione di mondi, che distrusse subito dopo l’esposizione. Nel decennio successivo partecipò a diverse edizioni della Quadriennale romana (1935, 1939 e 1943) e della Biennale di Venezia, dove, nel 1940, venne allestita una sua sala personale. Nel 1936, con Dottori e Prampolini, espose alla Mostra Internazionale d'Arte Sportiva organizzata alle Olimpiadi di Berlino e firmò il Manifesto di Plastica Murale con Marinetti, Prampolini, Tato, Dottori, Ambrosi, Diulgheroff, Voltolina e altri. Tullio Crali Incuneandosi nell'abitato, 1939 Olio su tela MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto Grazie al suo talento di declamatore, conquistò la simpatia personale di Marinetti e, a partire dal 1941, organizzò serate futuriste a Gorizia, Udine e Trieste e nel resto d’Italia. Alla fine del conflitto si trasferì a Torino proseguendo nella sua attività di promozione delle poetiche futuriste. Tra il 1950 e il 1958 visse a Parigi, dove insegnò in un liceo italiano; durante alcune escursioni sulla costa della Bretagna, colse l'ispirazione per le sue composizioni litiche, chiamate "sassintesi" ed esposte, per la prima volta a Milano nel 1961. Dal 1962 al 1966 si trasferì al Cairo dove insegnò presso la locale Scuola d'Arte italiana. Rientrato in patria, si stabilì a Milano, dove continuò la sua intensa attività pittorica e dove si spense il 5 agosto del 2000.

postato da: Bloghimista alle ore febbraio 10, 2007 16:36 | link |

domenica, 17 dicembre 2006

STA ARRIVANDO VEMA!

Notizia quantomeno eccitante per i neofuturisti. A breve partirà Vema, la città ideale tra Verona e Mantova. La descrive il suo creatore su carta: Franco Purini. Ad ispirare il progetto c'è la memoria delle città nuove del novecento che negli anni 30, uniche, seppero vincere la tirannia ormai imposta della "crescità senza identità". Nella città nuova presentata all'Arsenale di Venezia si trova memoria delle città pontine, di sabaudia, dell'Eur di Piacentini e Pagano che prevedeva persino delle futuribili torri di vetro ed acciaio. Vema è un rettangolo di 2 chilometri per 3, in grado di ospitare dai 30 ai 50mila abitanti che potranno vivere in un luogo pieno di verde, spostarsi su una metropolitana di superficie senza guidatore, connettersi ad internet senza fili ed utilizzare energia solare. Sarà servita da una rete di strade affiancate da canali che la collegano al Mincio ed al Po. Tutte le funzioni si mescoleranno e così la fabbrica, la mediateca, il mercato, le case, il polo della musica, della televisione, gli spazi sacri e le scuole, disegnati  e progettati con linee, strutture e materiali avveniristici, saranno sì pensati in singoli siti, ma in modo da fondersi armonicamente. Uno dei suoi ponti assomiglierà ad un'enorme panchina con sopra due grandi tubi ad esagono a fare da galleria belvedere sul canale sottostante. Questa è una città disegnata da 20 architetti under 40 che hanno accolto l'invito di Purini a prendere parte ad un progetto neofuturista, innovativo ed ideale. Per ora la città è solo un plastico gigantesco esposto all'arsenale ma si pensa che la realizzazione avverrà entro il 2027.17122006037

postato da: Andreadicioccio alle ore dicembre 17, 2006 01:20 | link |

martedì, 12 dicembre 2006

Alla conferenza revisionista sull'Olocausto un italiano molto particolare

Una notizia per certi versi incredibile.
Alla conferenza "revisionista" sull'Olocausto apertasi ieri a Teheran tra le proteste dell'Occidente ci sono 42 relatori, in rappresentanza di 23 Paesi e uno di questi è un italiano, Leonardo Clerici, nipote del padre del futurismo Filippo Tommaso Marinetti. Convertito all'Islam sciita e sostenitore dell'Iran, ecco il punto di vista di Clerici: «Israele non esiste come Stato, è una entità colonialista europea, e il sionismo è puro razzismo colonialista». Il nipote di Marinetti ha abbracciato l'Islam sciita, si reca regolarmente a Teheran, dove ha incontrato la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei. Risiede da 25 anni tra Belgio e Francia ed ha sottolineato di essere un «filosofo islamico» che si dedica allo studio «di testi classici, greci, latini e profetici». Secondo lui il concetto stesso di Olocausto è errato, perché questa è la definizione usata per un sacrificio a Dio. Quello di cui si parla, ha detto, è qualcosa che è avvenuto nell'ambito di «un conflitto civile europeo». Di tutto ciò è responsabile il «colonialismo giudeo-cristiano», per sua natura «razzista» e oggi promotore di una «lotta contro l'Islam».

postato da: METAFISICO alle ore dicembre 12, 2006 19:38 | link |

domenica, 10 dicembre 2006

Intervista a Massimiliano Vittori: territorio pontino e futurismo

Avviso per tutti gli amici neofuturisti

Cliccando su questo link potete ascoltare la straordinaria intervista che questa mattina, in occasione della fiera della piccola e media editoria "Più libri Più liberi",  mi ha rilasciato Massimiliano Vittori, studioso e critico d'arte di Latina. Vittori è presidente dell'associazione e casa editrice Novecento e si occupa soprattutto del territorio pontino e di futurismo.

Potete anche scaricare il podcast (lo trovate nella colonna di destra). Ascoltate i 21 minuti di intervista. Si parla del territorio pontino, della bonifica e del palazzo delle poste di Littoria. E poi c'è spazio per i grandissimi Marinetti, Mazzoni, Boccioni, Sironi e S. Elia.

Insomma, una bella carrellata di artisti di valore assoluto.

E una domanda ricorrente... perchè all'estero questi nomi sono associati frequentemente alla parola "genio" e in Italia invece sono appena conosciuti?

C'è molta strada ancora da compiere. Armiamoci di pazienza e coraggio. E lavoriamo.

FTA

Littori_scalonePoste

Il palazzo delle poste e telegrafi di Littoria, opera di Angiolo Mazzoni, fotografato nel 1932. Oggi lo scalone futurista non c'è più...

 

 

 

postato da: iopensosempre alle ore dicembre 10, 2006 23:17 | link |

giovedì, 30 novembre 2006

Un'opera futurista ritrovata: Il Poema della bonifica di Giuseppe Trecca

Martedì sera sono stato a Latina alla presentazione di un testo di un poeta futurista praticamente sconosciuto: Giuseppe Trecca. La sua opera ha un titolo significativo: Il poema della bonifica. E narra infatti dell'incredibile opera di bonifica delle paludi pontine da cui nacque la città di Littoria (oggi Latina). Il critico d'arte Massimiliano Vittori e la studiosa di futurismo Roberta Sciarretta sono i protagonisti di questa interessante scoperta.

L'ammirazione futurista per la macchina non poteva lasciarsi sfuggire un episodio tanto grandioso: una terra di malaria trasformata in terreno fertile e città nuove. Il poema è diviso in due parti: la prima descrive le paludi prima della bonifica, in un'atmosfera spettrale e malata; la seconda presenta lo straordinario assalto di uomini e macchine che conduce alla bonifica delle terre e alla nascita di Littoria.

Vi riporto uno dei passi che giudico migliori, passo in cui vengono descritte le operazioni di bonifica ad opera delle "macchine".

Sinfonia d'acciai

canzone di mostri

onde di suono croscianti

dal turbine dei cingoli

in movimento;

clamorosa bufera di moto,

assembramento

di mostri

e vortici di ruote-clamori

scotimento d'ansie

impeti e furori

Macchine belle

filettate, troneggianti

muscoli neri

e gagliardia di note strepitose

orda meccanica sparsa, assediante

ridda di sagome ferrigne,

macchine...

gridate la diana trionfale

svegliate la terra e imperversate

come sul corpo di una bella amante!

 

Si tratta, come vedete, di versi liberi. Niente parole in libertà, nè sperimentalismi audaci.

La cosa più interessante è senza dubbio rappresentata dal lessico, energico e veemente.

 

Notevole invece, a livello documentario, la presentazione di Filippo Tommaso Marinetti.

"Volontà di domare l'impossibile. Vittoria sul tempo plasmato dal genio creatore. Disprezzo per le difficoltà incontrate da altri indegni di vincere. Orgoglio italiano di assorbire digerire quindi annientare anni e chilometri di vani tentativi viltà delusioni melma malattie e disperazioni. E conseguente fermezza futurista davanti a una realtà d'acque malinconiche, campi sconfinati, piatti orizzonti, boschi maligni, giudicata dai poeti di corto fiato inefficace motivo ispiratore".

Meglio Marinetti prosatore di Trecca poeta.

A distanza di 70 anni cosa possiamo dire? Quello che ancora ci piace è l'energia, la forza e l'audacia. Il dinamismo soprattutto. Quello che appare superato è sicuramente l'esaltazione della macchina, soprattutto perchè ormai gran parte degli uomini sono diventati servi delle macchine e quindi è necessario un aggiornamento delle tematiche futuriste nel senso di un distacco dalle macchine e uno stimolo a dominare le stesse. Il Neofuturismo procederà in questo senso.

ad futurum!

FTA

p.s. vi riporto anche la foto della mia copia del Poema della bonifica, in edizione numerata da 1 a 100. La mia è la copia n. 3.

Trecca-Poema

postato da: iopensosempre alle ore novembre 30, 2006 19:35 | link |

martedì, 28 novembre 2006

CERCASI COLLABORATORI A "PRIMATO"

 Salve a tutti. Visto che in via sperimentale ci sarà la pubblicazione del primo numero del "Primato" con la collaborazione di validi artisti e storici chiedo anche a voi un parere del progetto ed una collaborazione nell'ottica di un maggiore sviluppo del notiziario. Avrei bisogno della vostra collaborazione in merito a tre articoli. Uno (prima pagina) che riguarda la manifestazione del 4 - 5 gennaio alle giubbe rosse di Firenze al quale ho già chiesto a nuova luce, un altro sull'aeropittura (seconda pagina) ed infine la rubrica "Appuntamenti, libri, mostre" (sesta pagina. Il giornale sarà di sei pagine, in bianco e nero ed i titoli saranno questi : "Obbligatoria presentazione","Manifesto per un nuovo futurismo" (nuova luce o altri del gruppo), "L'aeropittura"(sempre da fare da parte vostra), "il pittore neofuturista D'Emilia"(già fatto),"politica congresso provinciale di AG" (cose locali), "Cataldi:lo scultore oscurato" (con intervento del nipote), "Una storia di Briganti" (Lo cura Riccardi uno storico che ha scritto decine di libri sul tema), "Appuntamenti, libri, mostre" (chiedo la vostra collaborazione su nuove uscite, mostre ed appuntamenti vari). Spero che ci siano tre persone disposte a collaborare al giornale sui tre articoli., Fatemi sapere subito, organizzatevi tra voi, ed iniziate a fare gli articoli eventualmente. Io appena pubblicato il giornale ve lo invio tramite mail. Conto di farlo uscire prima del quattro gennaio così cercheremo anche di pubblicizzare l'evento di firenze saluti e grazie.

postato da: Andreadicioccio alle ore novembre 28, 2006 20:11 | link |

domenica, 26 novembre 2006

Latina, palazzo M: il miglior futurismo in mostra

Appena tornato da  un'immersione in ballaboccionideperoseverinirussolocralidottorisironi.

Ho visitato la mostra "Futurismo, realtà in movimento: nascita e fine di un'avanguardia" al palazzo M di Latina (trovate tutte le informazioni seguendo questo link). Le opere in mostra sono tutte di proprietà di un collezionista privato.

Sorprendente la qualità di molte delle opere esposte. E ottimo anche il prezzo del biglietto di ingresso (soli 2,50 euro!). Diciamo subito che varrebbe la pena di visitare la mostra solo per ammirare il geniale tavolo e sedie di Giacomo Balla esposti al centro della sala. Per rispetto nei confronti del collezionista, che ho conosciuto ed è persona amabile e sincero amante dell'arte, non pubblicherò le foto che ho fatto durante la mia visita. Ma sarò certamente perdonato se vi pubblico solo la foto del tavolo e delle sedie futuriste di Balla. Voglio mostrarvele perchè per forme e colori sono davvero straordinarie. E vi assicuro che viste dal vivo soprattutto le tinte e le sfumature nei colori sono magnetiche. Ad averne sedie così a casa! Questa è l'innovazione che dobbiamo cercare. Questa è l'ansia di rinnovamento. Altro che mobili di Ikea!

Balla_tavolo e sedie

Per il resto le mie medaglie d'oro vanno ad un notevole Depero (Solidità di cavaliere, 1930), un ritratto (Futur Marinetti veloce, 1911) e due splendide cornici di Balla, uno dei migliori Severini (Equivalente plastico di un paesaggio, 1913), un energico Boccioni (Studio di busto di donna, 1914), un sempre visionario Russolo (Allegoria, ?). E poi ci sono Tato, Dottori, Crali e gli altri aeropittori. C'è spazio perfino per un'opera di Marinetti.

Amici neofuturisti, so che siete lontani e sparsi per l'Italia, ma invito chi non è troppo distante da Latina (chi è a Roma, ad esempio) a visitare questa mostra. E' aperta fino al 19 dicembre.

ad futurum

FTA

postato da: iopensosempre alle ore novembre 26, 2006 14:09 | link |

giovedì, 16 novembre 2006

Neofuturisti italiani: fase 2

Cari amici Neofuturisti, siamo giunti ad un momento di svolta per il nostro gruppo.

Dopo aver lanciato le nostre idee nel buio del panorama culturale italiano, dopo aver raccolto adesioni, dopo esserci conosciuti, ora si deve necessariamente passare ad una seconda fase.

Questa idea del gruppo neofuturista era partita come una sfida, qualcosa di poco più di un gioco. In poco più di un anno siamo invece diventati molto visibili nella blogosfera italiana. Riceviamo decine e decine di visite ogni giorno. Ho ricevuto, come titolare del multiblog, molti contatti da parte di singoli o gruppi interessati al nostro progetto. Abbiamo membri quasi in ogni zona d'Italia.

Spinto da questo successo, ho visto che si può passare ad una fase successiva. Si inizia, quindi, a fare sul serio.

Per cominciare al meglio questa seconda fase c'è ovviamente necessità dell'impegno da parte di tutti i membri che realmente credono nel progetto. Questa seconda fase dovrà andare a pieno regime nel giro di 3-4 mesi. Dopo di che avremo tutte le carte in regola per essere un gruppo davvero forte e influente a livello culturale, e probabilmente anche a livello socio-politico.

Serietà, impegno, entusiasmo e passione dovranno essere le nostre parole d'ordine per questo periodo di transizione. Si tratta di trasformare una bella capanna in una casa solida e ugualmente bella. Invito tutti ad essere critici in ogni momento. Invito però ad operare sempre nel senso della costruzione e non della distruzione. Ricordo che uno dei nostri nemici è il nichilismo. E' quello che sta fuori di qui che dobbiamo distruggere. Qui dentro impegnamoci a costruire. Con coraggio, energia e decisione.

Vorrei stimolare ognuno di noi ad occuparsi, già da ora, di qualcosa in particolare.

Ho appena parlato con PseudoSauro, che si sta occupando della costruzione del nuovo sito che ospiterà il nostro blog. Ha completato il lavoro di base. Ora deve istallarlo e testarlo. Poi sarà pronto.

NuovaLuce mi ha detto che si sta occupando della stesura di un Manifesto dell'Estetica Neofuturista.

Io (Liberidallaforma) sto completando la stesura del Manifesto della Poesia Neofuturista.

Metafisico si sta occupando di raccogliere i testi più importanti di Papini e Prezzolini da inserire nel nuovo sito.

Rivolgo a tutti gli altri Membri NeoFuturisti interessati al progetto un appello: fatevi sentire e cominciate a darvi da fare. C'è bisogno dell'aiuto di tutti. Di tutti coloro che sono realmente interessati al progetto neofuturista.

Vi ricordo i passi fondamentali da compiere in questa fase 2:

1. Trasferimento del blog su un dominio personale

2. Incontro in data da definire (si è visto che il periodo delle vacanze natalizie è quello più favorevole)

3. Stesura di programmi e manifesti singoli e soprattutto collettivi

4. Studio del futurismo e degli autori italiani ingiustamente dimenticati

5. Verifica dei membri realmente disposti ad investire in questo progetto.

Ricordo - anche se non ce n'è bisogno - a tutti i membri NeoFuturisti che il nostro è un progetto di radicale rinnovamento a livello socio-culturale.

FTA

postato da: iopensosempre alle ore novembre 16, 2006 21:23 | link |

mercoledì, 25 ottobre 2006

PRIMO CARNERA (1906-2006)

Oggi è il 25 ottobre e ricorre il centenario della nascita del grandissimo (in tutti i sensi) Primo Carnera, morto nel 1967.
I "futurissimi" lacerbiani ricordavano come, per quanto vogliosi di novità, "la verità non è soggetta al tempo".
Ci saranno sempre insomma le idee e gli uomini immortali che vanno oltre il tempo e le mode.
Carnerà senza dubbio faceva parte di questa categoria.
Belllo è ricordarlo con la celebre opera con la quale Giacomo Balla rappresentò il "gigante di Sequals".




Titolo: Primo Carnera campione del mondo, 1933-34
Dimensioni: cm. 109x100
Tecnica: olio su rete applicata su tavola
Collezione: Collezione privata

postato da: METAFISICO alle ore ottobre 25, 2006 12:48 | link |

venerdì, 20 ottobre 2006

Segnalo una mostra di sicuro interesse per tutti i neofuturisti.
Una mostra dove verranno esposte opere di veri artisti, non i "merdaioli" d'oggi, sopravvalutatissimi.

postato da: METAFISICO alle ore ottobre 20, 2006 12:59 | link |


Heracleum blog & web tools