Blog NETfuturista

martedì, 03 luglio 2007

riprendiamoci il '400

Cos’è la bellezza se non la verità e l’onestà e la chiarezza?
E non uccide la mancanza di un limite da superare?
E non stanca il sorriso che cela la falsità di qualsiasi intenzione?

E crediamo ancora di essere felici? Appagati? Soddisfatti? Finalmente sereni?
Le coscienze dormono
E dorme anche chi dovrebbe risvegliarle semplicemente perché assuefatto al torpore dominante…

Serve una nuova Cupola a Firenze.. è necessario ricoprire con un’ombra di modernità tutti i popoli italiani.. tutta l’Europa..
È necessario operare attivamente per la riscoperta di ciò che affranca l’uomo dall’animalità… necessario riprendersi la libertà della scelta..
La scelta come azione positiva non come rinuncia a qualcosa di diverso…
E anche la rinuncia ben venga..
La motivazione razionale appartiene all’uomo

Serve coprire con una nuova cupola la coscienza addormentata
E far scoccare nuove frecce dal nostro arco
È necessario incidere profondamente nel sonno senza sogni del mondo attuale

Finiamola di confondere l’attualità con la contemporaneità
Evitiamo di riconoscerci in questa miseria morale succube dell’antichismo esaltato..
Vomitiamo queste nozioni che abbiamo bevuto ignari per decenni

È necessario distruggere ciò che non è foriero di futuro e riappropriarsi del passato che ci forma

Serve una nuova cupola che copra con la sua ombra l’Europa

postato da: tartaglione alle ore luglio 03, 2007 15:01 | link |

domenica, 06 maggio 2007

F.T. MARINETTI VISTO DA GIUSEPPE PREZZOLINI

Vorrei sapere dagli amici neofuturisti cosa ne pensano di questo marcato giudizio su F.T Marinetti  espresso dal grande scrittore e studioso Giuseppe Prezzolini (1882-1982).
Sostanzialmente condivido il giudizio sul fondatore del futurismo ma forse Prezzolini  è stato pure un pò ingeneroso.
L'epiteto di "profeta" è sicuramente molto significativo ma fa da contraltare al considerare il Marinetti "nè pensatore nè artista serio".
Forse una piccola vendetta del toscanaccio per gli antichi ceffoni presi dai futuristi milanesi nelle memorabili risse alle Giubbe Rosse...


"Quando nel 1909 F.T. Marinetti fece pubblicare il suo primo manifesto nel giornale “Figaro” di Parigi, credo che immaginasse di esser poeta, pensatore, innovatore, ma certamente non profeta.
Quel manifesto e gli altri che seguirono nel volger degli anni fino a un recente passato ci sembrano pieni di luoghi comuni. Di contraddizioni, di enfatiche affermazioni e di strane idee, ma nell’insieme costituiscono il documento di una crisi che doveva scoppiare pochi anni dopo e di cui non s’intravede ancora la fine.
Filippo Tommaso Martinetti non era né pensatore né artista serio ma piuttosto un ciarlatano dotato di quel senso segreto che i ciarlatani, i politicanti, i commessi viaggiatori e i giocatori posseggono e che fino a un ceto punto li rende profeti".




Giuseppe Prezzolini, "Il futurismo e il fascismo" in L'Italia finisce ecco quel che resta


postato da: Lacerbiano alle ore maggio 06, 2007 19:21 | link |

martedì, 24 aprile 2007

CREATEVI

CREATEVI

postato da: iopensosempre alle ore aprile 24, 2007 12:05 | link |

domenica, 01 aprile 2007

OPINIONI

OPINIONI

 

 

postato da: gfnn88 alle ore aprile 01, 2007 16:53 | link |

martedì, 27 marzo 2007

Jesse, l’uomo bionico sognato da Marinetti

Sottopongo alla vostra attenzione questo interessante articolo di Adriano Scianca, acuto studioso e collaboratore de "Il Secolo d'Italia", che nei giorni scorsi si è messo in contatto con il nostro movimento.

                                                         ---

 

                       Jesse, l’uomo bionico sognato da Marinetti

 

                                                  Adriano Scianca

 

                          Da “Il Secolo d’Italia” del 24 settembre 2006

 

   Forse non ce ne siamo accorti, ma quando qualche giorno fa Jesse e Claudia si sono stretti la mano la storia, in qualche modo, ha compiuto un sommovimento epocale. Eppure Jesse e Claudia non sono grandi politici, big della finanza o capi guerriglieri: lui è un ex elettricista, lei un ex soldatessa. Solo – ed è questo il punto – tanto a Jesse che a Claudia sono state amputate le braccia. Gli arti con cui i due si sono scambiati il gesto di intesa sono in tutto e per tutto artificiali. Delle braccia bioniche.

 

   Jesse e Claudia, infatti, sono rispettivamente il primo uomo e la prima donna ad aver sperimentato su se stessi la rivoluzionaria tecnologia del dottor Todd Kuiken del Rehabilitation Institute di Chicago. Lui, 59 anni, era un elettricista del Tennessee. Nel 2001, in seguito ad una gravissima ustione i medici hanno dovuto amputargli entrambe le braccia fino alla spalla. Lei, 26 anni, è un'ex marine che ha perso il braccio sinistro dopo una caduta dalla motocicletta in Arkansas. I loro nuovi arti rispondono direttamente agli stimoli del cervello, dando la possibilità di eseguire quattro movimenti (contro i ventidue di un braccio naturale). Presto però, assicura Kuiken, le prestazioni miglioreranno e l’interazione braccio-mente diventerà anche biunivoca, permettendo ai due possessori delle protesi di percepire la sensazione del tatto.

 

   Storie come queste hanno se non altro il pregio di non lasciare indifferenti. E di metterci di fronte a quesiti fondamentali: quanto puoi aggiungere di meccanico ad un uomo per chiamarlo ancora “uomo”? A pensarci bene un brivido corre lungo la schiena e le gambe tremano. Sappiamo la risposta? Meglio: siamo pronti per essa?

 

   In verità, la nostra mente snervata da troppa televisione non ha difficoltà a rintracciare riferimenti utili per inquadrare l’episodio: come non pensare, ad esempio, alla serie televisiva americana degli anni Settanta “The Six Million Dollar Man” ed alla faccia inespressiva del colonnello Steve Austin, alias Lee Majors? Oppure, per avvicinarci ai giorni nostri, torna alla mente il ferocissimo golem redivivo nel cyborg palestrato del primo e più riuscito Terminator. Due modi opposti di raccontare l’interazione uomo-macchina, forse uniti sotterraneamente da un’ispirazione buonista e politicamente corretta, se è vero che in entrambi i casi è comunque la placida esistenza dell’americano medio che trionfa, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga grazie alla tecnica o contro di essa.

 

   Tutt’altre atmosfere le ritroviamo piuttosto in Blade Runner, l’insuperato cultmovie fantascientifico di Ridley Scott. Il fascino faustiano del replicante Roy Batty, interpretato magistralmente da Rutger Hauer, dischiude veramente un modo nuovo di rapportarci alla tecnica e al nostro destino che con essa viene perennemente rimesso in gioco. Immerso in un’umanità globalizzata, alienata e decadente, il replicante assume qui le sembianze dell’unico essere autenticamente umano. Tutti presi a campare squallidamente alla giornata nelle loro brulicanti metropoli, gli uomini non vivono più appieno le proprie esistenze, sono ormai solo i replicanti ad andare alla ricerca di un senso, di un destino, di un bagliore eroico, di un istinto di libertà. Figure europee, troppo europee, i replicanti incarnano il sogno tragico ed omerico di un’esistenza breve – forzatamente, nel loro caso di macchine a morte programmata – ma carico di senso. Loro “hanno visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare”.

 

   Certo, il goffo e primitivo braccio bionico di Claudia Mitchel sta alle mirabolanti evoluzioni dei replicanti di Ridley Scott più o meno come la locomotiva del celebre cortometraggio naif dei fratelli Lumiére sta agli effetti speciali di Matrix. Del resto da qualche parte si deve pur cominciare e se la fantascienza ha un senso, questo è senz’altro dato dalla capacità di immaginare, attingendo magari a valori ancestrali ed arcaici, il futuro che la scienza tenta prosaicamente di mettere insieme passo dopo passo.

 

   Ma se è di “anticipazione” e di messa in forma mitica degli algidi algoritmi bioingegneristici che si sta parlando, allora la palma della provocazione più visionaria e precoce va, più che a Ridley Scott, a Filippo Tommaso Marinetti. Ed in effetti è proprio il genio futurista quello che prima e meglio ha sondato i fondali inesplorati della modernità, scorgendovi, inespresse, le possibilità del mito. In un incredibile saggio del 1910 su “L’Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina”, ad esempio, gran parte delle problematiche biopolitiche attuali sono anticipate con lucidità sorprendente. “Bisogna preparare”, dice Marinetti, “l’imminente e inevitabile identificazione dell’uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante di intuizione, di ritmo, d’istinto e di disciplina metallica”; “Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell’uomo dormono le ali”. Il risultato di un simile sforzo demiurgico e sovrumano dovrà essere l’Uomo Moltiplicato, il “tipo non umano e meccanico” che “non conoscerà la tragedia della vecchiaia”.

 

   Merita di essere sottolineato il fatto che tali parole assolutamente profetiche, oltre che essere in siderale anticipo rispetto alle suggestioni cyberpunk di fine novecento ed alle problematiche transumaniste del nuovo millennio, abbiano addirittura anticipato quella Grande Guerra pure così determinante nell’avvicinare uomini come Jünger alla questione della tecnica moderna e della sua capacità di “mobilitazione totale”. Il che testimonia una volta di più l’originalità e l’attualità di certe correnti d’avanguardia troppo sbrigativamente accantonate per far posto a postmodernismi modaioli che hanno detto, dopo e peggio, le stesse cose. Chissà che invece non sia proprio grazie a Marinetti e ai futuristi che in un domani ormai prossimo venturo non si possa andare alla ricerca del nostro destino “al largo dei bastioni di Orione”.

postato da: iopensosempre alle ore marzo 27, 2007 18:34 | link |

mercoledì, 17 gennaio 2007

Opinioni in guerra

Opinioni in guerra-color

postato da: iopensosempre alle ore gennaio 17, 2007 20:54 | link |

sabato, 02 dicembre 2006

Breve presentazione

Salve amici neofuturisti. Quale migliore occasione di questa giornata di lotta e protesta per fare il mio ingresso fra voi? Allora passo subito alla mia brve presentazione. Mi chiamo Armando di Carlo, vivo a Patti ( Messina ) e frequento la facoltà di lettere e filosofia, corso di studi in lettere moderne, presso l’Università di Messina. La mia passione per la poesia e la narrativa mi ha portato ad aprire il mio blog e a far parte della redazione di RossoVenexiano su splinder, dove ho avuto modo, fra l’altro, di conoscere persone validissime che sentono profondamente l’esigenza di un rinnovamento e, soprattutto, venire a contatto con le vostre idee che poi, seguendovi assiduamente, ho scoperto essere perfettamente in sintonia con le mie.  In conclusione vorrei ringraziare tutti voi per il benvenuto e particolarmente Antonio per avermi dato la possibilità di partecipare più attivamente alle vostre iniziative. Sicuramente avremo modo, col tempo, di conoscerci meglio, per il momento allego a questa mia presentazione un racconto scritto in occasione della stupidissima festa di Halloween :

 
            
Dopo aver viaggiato fra molte genti e per molti mari, eccomi finalmente giunto in questo “Bel Paese”, ricco di glorificanti vestigia del passato, per narrare a voi, onorevolissimi cittadini, la triste storia del mio lontano paese. Vengo da un’oscura regione dell’Europa denominata Polentonterrona e sono in fuga da uno strano sistema di governo che alcuni chiamano “Repubblica”. E’ infatti retto questo mio paese da cialtroni di qualsiasi tipo, che vedono di cattivo occhio tutti coloro che osano opporre, a tali ignominiosi metodi di governo, l’arma del raziocinio. Ah, fortunati voi, che siete nelle oneste mani di un’integerrima classe politica! Da noi infatti i due ram del parlamento ( Asinaio e Camerino ) sono da secoli nelle mani di una casta chiusa di fannulloni di ogni tipo, dediti a far tutto fuorché ciò che dovrebbe essere il loro naturale officio ( dagli accordi bipolari su inopinati aumenti salariali, al commercio di stupefacenti all’interno dello stesso parlamento, alle risse su chi deve usufruire di una toilette piuttosto che di un’altra ). La cosa che più sta a cuore al mio primo ministro ( tale Rosmaro Proci) è quella di suonare il campanellino durante il consiglio dei ministri ( si sente proprio potente in quel frangente, non potendo permettersi di far valere le sue doti in altro modo)… Ah, voi felici, che avete un consesso di ministri dall’impeccabile levatura morale e dall’insuperabile cultura! Qui da noi i ministri invece, soprattutto tale Schiappa, ritengono che per incamerare più denaro per le esauste casse nazionali ( soldi questi buttati in migliaia e migliaia di “opere” o “infrastrutture” mai finite ), basti tagliare fondi alle scuole ( che già in questo nostro martoriato paese sono di infimo livello e mai soggette a controlli adeguati ) o derubare i risparmi di pensionati e lavoratori. Qualcuno si chiederà, e che vuole questo povero uomo da noi? Forse non hanno in questo paese un’opposizione capace di cambiare le infauste sorti di quella fasulla repubblica? Ebbene cari amici, anche questa volta mi vedo costretto a mentire, perché nessuna parola potrebbe rendere il senso della pochezza dell’opposizione. Nessuno di questi signori infatti presenzia alle riunioni del parlamento per dedicarsi ad altre attività, come girovagare per la nazione riempiendo le piazze di stupida demagogia e possibilmente scroccar la cena a qualche servo di partito ( il quale magari spera di esser tenuto in considerazione per eventuali raccomandazioni ). Direte ancora, forse che non avete un capo dello Stato? Certo, e che capo dello Stato! Lo scelgono sempre fra le pietre miliari del paese, infatti gli ultimi erano così tanto “pietre miliari” che nemmeno si potevano muovere e le loro più pressanti incombenze erano quelle della dentiera ( onde evitare di sbavare troppo ad ogni parola ) e del pappagallo. Che dire poi degli strano costumi di questo mio popolo? La passione più grande dei miei concittadini e quella di stare davanti ad un televisore guardando programmi dove certi personaggi istrionici ( da noi denominati “ attori” o “vip”) non fanno altro che litigare. Un altro hobby, sempre concernente la televisione, è quello di spiare personaggi più o meno banali e figuranti più o meno falliti che cercano gloria adoperandosi in prove circensi. Ma, ciò che non riesco ancora a capire, è come possano, seduti a tavola, mangiare tranquillamente mentre vedono scorrere immagini di morti squartati o altri orrori simili, per mettersi magari a piangere, poco dopo. per un filmetto sdolcinato. Ora arrivo alla parte del racconto per voi più difficile e incomprensibile, dal momento che la vostra illustre stirpe possiede così tanti scrittori di storie o di imprese da fare invidia al mondo intero. Ebbene si, vi dirò che nel mio paese non si legge più, fuorché sotto-letteratura di consumo e popolare di tali Camomilleri,Mario Po’, Don Brown , Di Crescentio e simili, o magari le barzellette di un analfabeta tipo Tatti. Inoltre, in questo mio paese ( altra cosa che mai da voi potrebbe succedere vista la ricchezza della vostra lingua ), si incentivano i giovani a studiar meglio della propria una lingua barbara e rozza, in modo da accrescere l’ignoranza e così poter tenere meglio sotto scacco l’inconsapevole popolo. Mentre i monumenti, quando vengono risparmiati dai teppisti o dai trafficanti di opere d’arte, vengono trasformati in minareti o ( con la complicità dello stato ) in centri commerciali e alberghi. Oh voi liberi! Sempre da noi fu cosa ardua non essere spiati in ogni attimo della nostra esistenza, in ogni nostra manifestazione! ( Infatti qui sono spiati e intercettati anche i potenti, con la sola differenza che a loro è concesso evadere il fisco col solito strumento degli accordi bipartitici su condoni di vario tipo ). Non mi crederà nessuno se dico che nel nostro paese siamo abituati a vivere fra cumuli di rifiuti, infatti questo è fuori da ogni logica per un paese come il vostro, dove vedo che le tasse sui rifiuti sono operosissime e ci si può permettere di mantenere il salario ad operatori ecologici ( dalle nostre parti chiamati spazzini ) pur non facendogli svolgere alcun lavoro. Per dirla proprio tutta è possibile trovare fra quei rifiuti anche resti umani o cadaveri in decomposizione, infatti dalle nostre parti le forze dell’ordine non sono attrezzate come le vostre, e tutto qui ricorda il vecchio West, con decine di sparatorie al giorno e la brava gente che assale le poco attrezzate forze di polizia. Taccio poi sulla criminalità straniera, sul traffico di droga, su quello delle prostitute, su quello dei bambini e degli organi, sulla mala sanità, sulle lungaggini dei processi e della burocrazia, sui criminali a piede libero e sugli innocenti in galera, sulle galere così piene da dover rimettere in libertà qualsiasi tipo di criminale, dal pedofilo allo stupratore, dal drogato al mafioso ( Tutte cose, queste, troppo lontane da vostro ambiente e quindi dalla vostra comprensione). Ah, ma alcuni di loro si trovano proprio bene in una situazione di tal fatta, dato che, non curanti di tutte queste cose, vanno tutte le domeniche allo stadio per guardare 11 omini che inseguono un pallone truccato e scalciano, e per insultarsi vicendevolmente o per tirarsi di tutto ( da rotoli di carta igienica a spranghe di ferro )… Lì sventolano pure le nostre bandiere e si canta uno strano inno: “ Fardelli di Polentonterrona, Polentonterrona s’è persa, con l’elmo di Scipio recisa la testa. Stringiamoci forte siam pronti alle forche, stringiamoci forte siam pronti alle forche, Polentonterrona spirò…” Bene amici, è per questi e per molti altri motivi che ho deciso di rifuggir dal mio amaro destino e di cercar più gloriosa ventura in questa vostra superba Italia, mai toccata da siffatte storie. Mentre voi, oggi 31 Ottobre, festeggiate e siete in cerca di streghe o mostri di vario tipo, io, che troppi mostri ho visto nel mio passato, li rifuggo e mi ammanto della gloria del vostro fulgido Tricolore, che sotto di esso sarò sicuramente protetto da qualsivoglia genere di mostri. Menomale che qui da voi tutte queste cose sono solo un racconto lontano, cose che mai e poi mai potrebbero accadere! Buon Halloween a tutti!

postato da: Bloghimista alle ore dicembre 02, 2006 17:30 | link |

giovedì, 30 novembre 2006

Un'opera futurista ritrovata: Il Poema della bonifica di Giuseppe Trecca

Martedì sera sono stato a Latina alla presentazione di un testo di un poeta futurista praticamente sconosciuto: Giuseppe Trecca. La sua opera ha un titolo significativo: Il poema della bonifica. E narra infatti dell'incredibile opera di bonifica delle paludi pontine da cui nacque la città di Littoria (oggi Latina). Il critico d'arte Massimiliano Vittori e la studiosa di futurismo Roberta Sciarretta sono i protagonisti di questa interessante scoperta.

L'ammirazione futurista per la macchina non poteva lasciarsi sfuggire un episodio tanto grandioso: una terra di malaria trasformata in terreno fertile e città nuove. Il poema è diviso in due parti: la prima descrive le paludi prima della bonifica, in un'atmosfera spettrale e malata; la seconda presenta lo straordinario assalto di uomini e macchine che conduce alla bonifica delle terre e alla nascita di Littoria.

Vi riporto uno dei passi che giudico migliori, passo in cui vengono descritte le operazioni di bonifica ad opera delle "macchine".

Sinfonia d'acciai

canzone di mostri

onde di suono croscianti

dal turbine dei cingoli

in movimento;

clamorosa bufera di moto,

assembramento

di mostri

e vortici di ruote-clamori

scotimento d'ansie

impeti e furori

Macchine belle

filettate, troneggianti

muscoli neri

e gagliardia di note strepitose

orda meccanica sparsa, assediante

ridda di sagome ferrigne,

macchine...

gridate la diana trionfale

svegliate la terra e imperversate

come sul corpo di una bella amante!

 

Si tratta, come vedete, di versi liberi. Niente parole in libertà, nè sperimentalismi audaci.

La cosa più interessante è senza dubbio rappresentata dal lessico, energico e veemente.

 

Notevole invece, a livello documentario, la presentazione di Filippo Tommaso Marinetti.

"Volontà di domare l'impossibile. Vittoria sul tempo plasmato dal genio creatore. Disprezzo per le difficoltà incontrate da altri indegni di vincere. Orgoglio italiano di assorbire digerire quindi annientare anni e chilometri di vani tentativi viltà delusioni melma malattie e disperazioni. E conseguente fermezza futurista davanti a una realtà d'acque malinconiche, campi sconfinati, piatti orizzonti, boschi maligni, giudicata dai poeti di corto fiato inefficace motivo ispiratore".

Meglio Marinetti prosatore di Trecca poeta.

A distanza di 70 anni cosa possiamo dire? Quello che ancora ci piace è l'energia, la forza e l'audacia. Il dinamismo soprattutto. Quello che appare superato è sicuramente l'esaltazione della macchina, soprattutto perchè ormai gran parte degli uomini sono diventati servi delle macchine e quindi è necessario un aggiornamento delle tematiche futuriste nel senso di un distacco dalle macchine e uno stimolo a dominare le stesse. Il Neofuturismo procederà in questo senso.

ad futurum!

FTA

p.s. vi riporto anche la foto della mia copia del Poema della bonifica, in edizione numerata da 1 a 100. La mia è la copia n. 3.

Trecca-Poema

postato da: iopensosempre alle ore novembre 30, 2006 19:35 | link |

lunedì, 20 novembre 2006

eVOLuzioni: parole in libertà

Cari amici NeoFuturisti,

se avete un attimo di tempo libero nella vostra strepitosa giornata, date un'occhiata alle parole in libertà che ho scritto nell'ultimo mese. Le ho inviate alla redazione di Piùblog, in occasione del FuturWord.

Potete leggere il mio lavoro cliccando su questo link (è l'ultima dell'elenco, l'ho spedita due giorni fa).

Fatemi sapere cosa ne pensate. Suggerimenti, dubbi, critiche. Siate futuristi anche in questo.

E se non capite qualcosa, ditemelo. Risponderò al più presto alle vostre richieste.

Ad futurum!

FTA

postato da: iopensosempre alle ore novembre 20, 2006 16:46 | link |

giovedì, 12 ottobre 2006

I Papini di oggi...

giovanni-papiniInsomma, ieri ho conosciuto una nipote di Giovanni Papini.

L'ho incontrata per caso, Federica Papini. Forse sarà suggestione, ma qualche minuto prima avevo già notato quella ragazza, aveva un fare non comune. Forse è suggestione, forse no... Ha una "luce" particolare e una simpatia non comuni.

Ad ogni modo è stata molto contenta della nostra iniziativa. Lei non si occupa di letteratura, ma ovviamente le ho dato il link del nostro multiblog. Spero che abbia anche lei le nostre stesse motivazioni. Abbiamo anche parlato di un suo ingresso nel gruppo, sembrava interessata, ma mi sembra giusto che abbia il tempo di leggere qualche pagina del nostro blog.

Insomma... vedremo!

Probabilmente leggerà anche lei questo mio post (un saluto!). Per me è un modo come un altro per rendere indirettamente omaggio al nostro Giovanni Papini. Troppo spesso dimenticato.

FTA

postato da: iopensosempre alle ore ottobre 12, 2006 20:03 | link |


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