Blog NETfuturista
Martedì sera sono stato a Latina alla presentazione di un testo di un poeta futurista praticamente sconosciuto: Giuseppe Trecca. La sua opera ha un titolo significativo: Il poema della bonifica. E narra infatti dell'incredibile opera di bonifica delle paludi pontine da cui nacque la città di Littoria (oggi Latina). Il critico d'arte Massimiliano Vittori e la studiosa di futurismo Roberta Sciarretta sono i protagonisti di questa interessante scoperta.
L'ammirazione futurista per la macchina non poteva lasciarsi sfuggire un episodio tanto grandioso: una terra di malaria trasformata in terreno fertile e città nuove. Il poema è diviso in due parti: la prima descrive le paludi prima della bonifica, in un'atmosfera spettrale e malata; la seconda presenta lo straordinario assalto di uomini e macchine che conduce alla bonifica delle terre e alla nascita di Littoria.
Vi riporto uno dei passi che giudico migliori, passo in cui vengono descritte le operazioni di bonifica ad opera delle "macchine".
Sinfonia d'acciai
canzone di mostri
onde di suono croscianti
dal turbine dei cingoli
in movimento;
clamorosa bufera di moto,
assembramento
di mostri
e vortici di ruote-clamori
scotimento d'ansie
impeti e furori
Macchine belle
filettate, troneggianti
muscoli neri
e gagliardia di note strepitose
orda meccanica sparsa, assediante
ridda di sagome ferrigne,
macchine...
gridate la diana trionfale
svegliate la terra e imperversate
come sul corpo di una bella amante!
Si tratta, come vedete, di versi liberi. Niente parole in libertà, nè sperimentalismi audaci.
La cosa più interessante è senza dubbio rappresentata dal lessico, energico e veemente.
Notevole invece, a livello documentario, la presentazione di Filippo Tommaso Marinetti.
"Volontà di domare l'impossibile. Vittoria sul tempo plasmato dal genio creatore. Disprezzo per le difficoltà incontrate da altri indegni di vincere. Orgoglio italiano di assorbire digerire quindi annientare anni e chilometri di vani tentativi viltà delusioni melma malattie e disperazioni. E conseguente fermezza futurista davanti a una realtà d'acque malinconiche, campi sconfinati, piatti orizzonti, boschi maligni, giudicata dai poeti di corto fiato inefficace motivo ispiratore".
Meglio Marinetti prosatore di Trecca poeta.
A distanza di 70 anni cosa possiamo dire? Quello che ancora ci piace è l'energia, la forza e l'audacia. Il dinamismo soprattutto. Quello che appare superato è sicuramente l'esaltazione della macchina, soprattutto perchè ormai gran parte degli uomini sono diventati servi delle macchine e quindi è necessario un aggiornamento delle tematiche futuriste nel senso di un distacco dalle macchine e uno stimolo a dominare le stesse. Il Neofuturismo procederà in questo senso.
ad futurum!
FTA
p.s. vi riporto anche la foto della mia copia del Poema della bonifica, in edizione numerata da 1 a 100. La mia è la copia n. 3.

postato da: iopensosempre alle ore novembre 30, 2006 19:35 | link |

Il meticcio di Angelo Roma è un romanzo di denuncia il cui bersaglio è l’ipocrisia della società letteraria d’oggi organizzata in clan impenetrabili e arroganti. Attraverso la metafora del “buon selvaggio” che vuole diventare scrittore, l’autore racconta la chiusura, il razzismo intellettuale, la disonestà degli ambienti colti.
In poche parole la grettezza e l’arroganza di quelli che sono lontanissimi parenti di coloro che davano vita nella Firenze del primo novecento a una delle stagioni più vive culturalmente.
Per spazzare via i primi ci vorrebbe più che mai un calcio in culo neofuturista!
postato da: METAFISICO alle ore luglio 28, 2006 21:47 | link |