Blog NETfuturista

martedì, 20 novembre 2007

Piùblog: 8 dicembre 2007

Sabato 8 dicembre

BLOG & SCRITTURA
conduce: Maddalena Mapelli, Dottorato in Scienze del Linguaggio,
della Cognizione e della Formazione
10.00 Scrivere in Rete
Stefano Epifani, Docente di Organizzazione e gestione della comunicazione
interattiva, Scienze della comunicazione - La Sapienza
Mario Galzigna, Docente di Storia della Scienza e Epistemologia Clinica,
Università di Venezia
Paolo Melissi (Melpunk) redattore di Bookshop

11.30 ALBERTO BEVILACQUA risponde ai blogger

14.30 FUTURISMO: BLOGRINASCITA
conduce: Antonio Saccoccio, fondatore del movimento dei Neofuturisti italiani

con la partecipazione di LUCE MARINETTI
Umberto Croppi, direttore Fondazione Valore Italia
Antonio Gasbarrini, critico d'arte
Per i Neofuturisti:
Gianluigi Giorgetti, attore e autore teatrale
Marco Zappa, artista e docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano
Edoardo Sylos Labini, attore e autore teatrale

postato da: iopensosempre alle ore novembre 20, 2007 21:57 | link |

mercoledì, 24 ottobre 2007

Movimento Neofuturista: la confusione dei media passatisti

Nei giorni passati i media passatisti si sono divertiti a saccheggiare il mio blog neofuturista (che ha attraversato le 3 fasi di sviluppo del movimento), questo multiblog dei neofuturisti italiani (fase 1 e 2) e il nuovo sito neofuturista (fase 3), che sta gradualmente diventando la punta di diamante del movimento, suscitando l'interesse di numerose intelligenze brillantissime e rivoluzionarie.

Sorprende ancora una volta come coloro che vogliono farsi chiamare "giornalisti professionisti" e che spesso trattano i blogger come "non professionisti", siano tanto ignoranti quando si parla di web e dintorni. Tralascio la penosa esibizione della giornalista del TG2 che nell'edizione della sera ha chiamato "futurista" il nostro movimento. Tralascio i quotidiani online e le televisioni locali e romane che hanno saccheggiato il mio blog Liberi dalla Forma, soprattutto quando hanno letto "località: Latina".

Ma la cosa più grave è quello che hanno avuto il coraggio di combinare in un'edizione delle 20 del tg5.

Il solito servizio sulla fontana di Trevi "colorata". Poi viene mostrata l'immagine che avevo creato per l'occasione (ma solo l'immagine!), in cui si vede la fontana rossa + "questa non è opera nostra" + www.neofuturismo.it .

Subito dopo l'opinione di Sgarbi sul gesto.

Ma ci sono diverse cose che non vanno nel servizio:

1. L'inquadratura fa in modo di non permettere di visualizzare l'intestazione del blog. Quindi come al solito hanno rubato notizie e non hanno citato la fonte.

2. Si parla di "movimenti neofuturisti". Ora noi possiamo accettare "movimento neofuturista", possiamo accettare "movimento netfuturista", possiamo accettare "movimento dei neofuturisti italiani". Non è questo il problema. Ma che si parli di movimenti (al plurale) è assolutamente inaccettabile. Quanti movimenti neofuturisti hanno prodotto e mostrato quell'immagine? SOLO NOI. Quindi l'errore è stupido e grave.

3. Ma la cosa più grave non è questa. In questo servizio, infatti, il tizio che ha colorato la fontana di Trevi viene  addirittura definito come "appartenente al sedicente movimento neofuturista". Ora questo è davvero troppo. Poi è chiaro che abbiamo avuto il blog infestato da troll per 5 giorni. Il "tintore" della fontana di Trevi ha rivendicato il gesto con la sigla "FTM azione futurista". Una sigla sconosciuta e una sigla che con il movimento dei neofuturisti italiani non ha nulla a che vedere.

Guardate il video. Putroppo non si vede e sente benissimo. Potete vederlo ed ascoltarlo meglio a questo indirizzo:

TG5. Fontana di Trevi: ecco il vandalo (per visualizzare il video in questione scrivere in alto a destra "trevi", poi scegliere trai video quello con il titolo "Fontana di Trevi: ecco il vandalo").

 

 

Ricapitoliamo e rendiamoci conto di quanto sono bravi i giornalisti professionisti.

Il tg2 ha trasformato i neofuturisti in futuristi.

Il tg5 ha trasformato il futurista in neofuturista.

Complimenti. I giornalisti "professionisti" si riconoscono sempre.

 

Abbiamo una certezza: il neofuturismo è un'idea ancora troppo evoluta per questi fossili del Novecento.

FTA

(sperando che su qualche TG non si trasformi in FTM)

postato da: iopensosempre alle ore ottobre 24, 2007 22:11 | link |

venerdì, 19 ottobre 2007

TREVIROSSANONNOSTRA

postato da: iopensosempre alle ore ottobre 19, 2007 19:57 | link |

venerdì, 12 ottobre 2007

Neofuturisti italiani MANIFESTANO con i giovani studenti italiani

OGGI 12 OTTOBRE 2007

 

I NEOFUTURISTI ITALIANI

MANIFESTANO

CON AUDACIA E CONVINZIONE

AL FIANCO DEI GIOVANI STUDENTI ITALIANI.

 

 

I NEOFUTURISTI ITALIANI

 

CHIEDONO

 

LA CANCELLAZIONE DEL DECRETO CHE, CON UN IDIOTA RECUPERO PASSATISTA, REINTRODUCE IL VECCHIO ESAME DI RIPARAZIONE.

 

LE DIMISSIONI DEL MINISTRO FIORONI, IL PIU’ PASSATISTA MINISTRO DEL GOVERNO PRODI, CHE STA RIPORTANDO INDIETRO DI 20 ANNI LA GIA’ PASSATISTA SCUOLA ITALIANA.

 

I NEOFUTURISTI ITALIANI

 

DICONO

 

NO

ALLA RESTAURAZIONE

 

NO

ALLA REAZIONE FIORONESCA

 

LOTTIAMO

PER UNA SCUOLA

MODERNA

APERTA

DINAMICA

CORAGGIOSA

CRITICA

CREATIVA

APROFESSORALE

ADOGMATICA

 

postato da: iopensosempre alle ore ottobre 12, 2007 11:49 | link |

venerdì, 24 agosto 2007

Vertigo: misurazione

Vertigo: misurazione

 

“Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web”
a cura di Germano Celant con Gianfranco Maraniello

MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna

6 maggio - 4 novembre 2007

 

TEMA e CONTENUTI
La mostra “Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web” al Mambo di Bologna propone una carrellata energica e vitale dell’arte del XX secolo in relazione allo sviluppo dei nuovi media. Il percorso prende avvio dal futurismo per poi svilupparsi attraverso dada, surrealismo, pop art, fluxus e quasi tutti i movimenti e gli artisti di punta della prima e seconda avanguardia novecentesca. Qualche nome tra gli altri: Depero, D’Albisola, Bragaglia, Marinetti, Larionov, Duchamp, Man Ray, Andrè Breton, Bruno Munari, Mimmo Rotella, Burri, Fontana, Yves Klein, Manzoni, Warhol, Rauschenberg, Lichtenstein, Nam June Paik, Vito Acconci, Marina Abramovic, Enzo Cucchi, Bill Viola.
Installazioni, video, fotografie, elaborazioni digitali: il percorso è ricco e completo.
Le opere migliori sono quelle di Depero, Bragaglia, Duchamp, Munari e Nam June Paik.

TEMPI DI VISITA
Una visita intensa ma che non si fossilizzi sui sempre frequenti e inutili reperti storici richiede dalle 2 alle 3 ore. La sala centrale - la migliore - richiede un’attenta visita di un’ora. Se invece si vogliono seguire tutti i video – ma sono quasi tutti in lingua straniera e di non semplice fruizione - non bastano 4 ore.

L’ALLESTIMENTO
L’allestimento di Denis Santachiara è assai suggestivo e decisamente futurista. Enormi “tubi” di tela bianca gonfiati fino a formare un’imponente e pregevolissima architettura, sui quali vengono proiettati senza sosta video di repertorio. Tracce audio riprodotte ovunque e in continuazione. L’impressione iniziale è di piacevole stordimento.
Forse a risentirne un po’ è la fruibilità del prodotto. Soprattutto le tracce audio, documenti spesso assai interessanti, sono scarsamente percepibili e si confondono nel caos sonoro dell’ambiente. Anche i documenti video, invitanti, sono proposti in piccoli schermi e in rotazione continua. E in tutto il piano inferiore non c’è un solo posto a sedere per rifiatare e riordinare le idee. Peccato perché si tratta spesso di documenti di un certo interesse. Al piano superiore invece almeno 4 video sono ospitati in relative sale, in cui è possibile entrare e godere del prodotto tranquillamente seduti.

ACCOGLIENZA E PERSONALE IN SALA
Gentili all’ingresso, in biglietteria e al bookshop. Eccessivamente noiosi e stupidamente passatisti nel richiedere ai visitatori l’uscita dalle sale per parlare al cellulare (a me è capitato 3 volte). Vertigo non è certo un luogo di contemplazione e riflessione mistica. È un luogo in cui eccitare i nervi sotto lo stimolo di complicati intrecci sonori e visivi. Una voce al cellulare non può che aggiungere qualcosa di imprevisto al mix multi-mediale dell’allestimento.

BOOKSHOP
Molto fornito. Pubblicazioni su tutti i movimenti avanguardistici del Novecento, e su una gran parte dei maggior artisti del secolo. Numerosi testi di estetica e di critica d’arte. Una ventina di cartoline delle principali opere esposte in mostra. Gadget passatisti e anticaglie varie ridotte al minimo.

SPUNTI FUTURISTI E NEOFUTURISTI
“Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web”: già il titolo rende al futurismo il ruolo di padre delle avanguardie novecentesche, soprattutto in funzione dei successivi sviluppi multimediali.
Varcato l’ingresso della prima sala si è subito accolti dalla fulminante voce di Filippo Tomamso Marinetti. Una mostra sul XX secolo non può iniziare meglio.
Poi un paio di tele di Depero, tre di Balla (non tra le migliori). Si procede con un ottimo esemplare di libro imbullonato di Depero e una splendida litotatta di Tullio D’Albisola con le “Parole in libertà futuriste: olfattive, tattili-termiche” di F.T. Marinetti. Segue un visionario Francesco Cangiullo con “Passaggio a livello più uova di Pasqua”. Ancora un fantastico Depero con “Architettura di gobbo – Gilbert Clavel”, prima di immergerci nelle potentissime sperimentazioni fotodinamiche di Bragaglia con “La Gifle” e “Ritratto polifisionomico di Boccioni”.
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri due sono le certezze:

  1. la via intrapresa nel XX secolo è quella di un progressivo tramonto delle singole discipline artistiche a favore di un’opera d’arte che sfrutti tutte le possibilità offerte dai nuovi media. Questa via è certamente una delle più ricche di sviluppi futuri.
  2. attualmente siamo in una fase di passaggio in cui non ci sono creazioni artistiche di rilievo che abbiano già portato a maturazione i nuovi mezzi espressivi.

Per arrivare a questa maturazione occorre un grande sforzo neofuturista. Il Neofuturismo vuole sostanziare le novità espressive e tecniche dell’ultimo secolo con contenuti e temi forti, che mancano alla maggioranza delle opere esposte in Vertigo. Abbiamo creato nuovi mezzi, ora abbiamo necessità di rifondare il nostro spirito creativo.

Antonio Saccoccio

vertigo-allestimento

postato da: iopensosempre alle ore agosto 24, 2007 21:25 | link |

mercoledì, 18 luglio 2007

ENORME

enorme enorme enorme enorme enorme enorme forza forza enorme enorme enorme forza guarda avanti enorme enorme enorme enorme enorme cammina porca puttana cammina enorme enorme enorme enorme enorme contro tutti forza spingi enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme

PengShulin_neofuturista

enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme 78 cm? non fatemi ridere enorme enorme enorme enorme enorme siete voi i nani enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme vecchi porci viziati enorme enorme enorme enorme enorme enorme enorme avanza dai avanza enorme enorme enorme enorme enorme spazzali via enorme enorme enorme enorme con forza

postato da: iopensosempre alle ore luglio 18, 2007 20:40 | link |

martedì, 17 luglio 2007

Futurismo e NeoFuturismo contro pessimismo e nichilismo

"Non saremo mai dei profeti pessimisti, annunziatori del gran Nulla. Il nostro futurismo pratico e fattivo prepara un Domani dominato da noi".
F. T. Marinetti (in Guerra sola igiene del mondo, 1915)
---
"Con questo Manifesto vogliamo esaltare la nostra fiducia nelle possibilità dell’uomo. Le potenzialità dell’uomo sono infinite. [...] Rigeneriamo le nostre vite e creeremo un uomo nuovo per il nuovo millennio"
A. Brugnoli, A. Di Carlo, A. Saccoccio, C. Zecchi (in Manifesto del Neofuturismo, 2007)

postato da: iopensosempre alle ore luglio 17, 2007 11:57 | link |

mercoledì, 04 luglio 2007

parapoesia soporifera

mi arrivano per fortuna ogni tanto oramai inviti per partecipare a concorsi più o meno invisibili di poesia con promessa di pubblicazione e spesso anche in omaggio estratti di antologie poetiche
non comprendo ancora quanto la massa sia sensata forse non lo è per nulla se riesce a leggere e proporre scambiando per poesia parole non solo in rima bene venga la rima se indicatrice di un pensiero composto ma non c'è pensiero e quindi non c'è compostezza c'è solo volgari parole desemantizzate al di là delle sdolcinate dichiarazioni di sensibilità amore cuore amore mio ti amo luce dei miei occhi il mare si diffonde dentro di te e io mi bagno nelle lacrime dei tuoi occhi perchè ti ho lasciato


apensiero ascomposto
composta superficialità
compostezza superficiale


le antologie propinano sonniferi prosaici in forma di poesia apoetica
e i premi fioccano infiocchettando teste violacee già decorate

la gente applaude composta

(,,,,,,,,,,,.... non so quanto ci sia di punteggiatura.. )

postato da: laikost alle ore luglio 04, 2007 21:47 | link |

Nuovi futuristi crescono in attesa del 2009

Neofuturisti_articolo-Il-Secolo_29-06-07

postato da: iopensosempre alle ore luglio 04, 2007 20:01 | link |

martedì, 03 luglio 2007

riprendiamoci il '400

Cos’è la bellezza se non la verità e l’onestà e la chiarezza?
E non uccide la mancanza di un limite da superare?
E non stanca il sorriso che cela la falsità di qualsiasi intenzione?

E crediamo ancora di essere felici? Appagati? Soddisfatti? Finalmente sereni?
Le coscienze dormono
E dorme anche chi dovrebbe risvegliarle semplicemente perché assuefatto al torpore dominante…

Serve una nuova Cupola a Firenze.. è necessario ricoprire con un’ombra di modernità tutti i popoli italiani.. tutta l’Europa..
È necessario operare attivamente per la riscoperta di ciò che affranca l’uomo dall’animalità… necessario riprendersi la libertà della scelta..
La scelta come azione positiva non come rinuncia a qualcosa di diverso…
E anche la rinuncia ben venga..
La motivazione razionale appartiene all’uomo

Serve coprire con una nuova cupola la coscienza addormentata
E far scoccare nuove frecce dal nostro arco
È necessario incidere profondamente nel sonno senza sogni del mondo attuale

Finiamola di confondere l’attualità con la contemporaneità
Evitiamo di riconoscerci in questa miseria morale succube dell’antichismo esaltato..
Vomitiamo queste nozioni che abbiamo bevuto ignari per decenni

È necessario distruggere ciò che non è foriero di futuro e riappropriarsi del passato che ci forma

Serve una nuova cupola che copra con la sua ombra l’Europa

postato da: tartaglione alle ore luglio 03, 2007 15:01 | link |

venerdì, 29 giugno 2007

Nuovi futuristi crescono

Qui potete leggere l'articolo

"Nuovi futuristi crescono"

pubblicato su

Il secolo d'Italia

di oggi.

A pag. 8

si parla di noi

 

ad futurum

postato da: iopensosempre alle ore giugno 29, 2007 15:04 | link |

giovedì, 21 giugno 2007

Sintesi Neofuturista della Scuola (2007)

ESAMI DI STATO2007

postato da: iopensosempre alle ore giugno 21, 2007 21:39 | link |

lunedì, 21 maggio 2007

Stefano Vaj: Un futurismo per il XXI secolo

Cari amici neofuturisti, pubblico qui sotto un interessante articolo di Stefano Vaj, Segretario Nazionale della Associazione Italiana Transumanisti.

Mi sento di sottolineare in particolare la felice conclusione dell'articolo: "il domani apparterrà come sempre non ai "realisti" di oggi, ma a chi ha una visione per l'avvenire". Non smetterò mai di sostenere la necessità di un approccio visionario al mondo. Direi di più. Il più intelligente realismo non può che essere visionario.

Ecco l'articolo completo di Stefano Vaj, che potete leggere anche qui.

Un futurismo per il XXI secolo.

Negli ultimi anni le freddolose società europee sembrano sempre più percorse dall'ideologia della "decrescita" e dalla maledizione per lo spirito faustiano, tanto più insidiose per il loro appello trasversale.

Tale ideologia, ci si dice, è solo buon senso, è "cool", è politicamente corretta perché risparmierebbe ipoteticamente risorse per l'ambiente o a favore di altre zone del pianeta, e soprattutto è facile e non richiede sforzi. Anzi, rende più agevole accettare, se non auspicare, calo della capacità produttiva, disindustrializzazione, riduzione degli investimenti in ricerca fondamentale, declino demografico, abbandono delle ultime vestigia di un'autorevolezza internazionale già del resto abdicata a favore di altri, restrizione dei servizi a quelli "sostenibili", decadenza economica camuffata da saggia morigeratezza e senso di responsabilità. Non che vi sia naturalmente da aspettarsi cambiamenti nel sistema di valori: come mostra Guillaume Faye in NSC. La nuova società dei consumi (oggi integralmente online a http://www.uomo-libero.com ), una società non ha affatto bisogno di essere ricca o frenetica per essere consumista e mercantilista: basta come status symbol sostituire a palazzi, fabbriche e vere ricchezze l'accesso a piccole mode e gadgets da quattro soldi fabbricati altrove.

Similmente, una società può rifiutare l'investimento e lo sforzo ed i cambiamenti e le crisi di trasformazione che la tecnologia comporta; o addirittura rigettarla ideologicamente limitandone le applicazioni; e goderne ancora per un limitato tratto i frutti. Può forse ancora tirare avanti decentemente e gattopardescamente per una generazione, a condizione da tirare progressivamente la cinghia e mangiarsi il capitale: dopo di noi il diluvio; suvvia, se anche non siamo alla fine della storia, siamo alla fine della nostra.

Serge Latouche, Havelock Ellis e Francis Fukuyama si spartiscono così il comodino degli intellettuali di destra e di sinistra, mentre nessuno chiarisce dove mai la "gioiosa" accettazione della nostra decadenza, nel quadro di un sistema globalizzato ed a sua volta in via di cristallizzazione e "ristrutturazione", potrebbe consentire il reperimento delle risorse tecniche ed economiche ed intellettuali che risultano necessarie al recupero del disastrato ambiente europeo, alla tutela della sua biodiversità, o al mantenimento alla sua popolazione di servizi che siamo oggi abituati a considerare come minimi, per non parlare di beni intangibili come la sovranità.

Ma le radici della filosofia della rinuncia che tutto ciò descrive sono culturali prima ancora che politiche od economiche, e nel nostro paese sono particolarmente profonde. Primitivismo e tradizionalismo, i pastorelli d'Arcadia e il "buon selvaggio" hanno sempre accompagnato la diffidenza monoteista per il peccato d'orgoglio luciferino che la tecnica, la potenza, lo sviluppo, la scoperta e l'avventura rappresentano, anche come minaccia a modi di vivere più modesti e "semplici" – del resto più o meno fantasiosi - cui si spera inspiegabilmente che l'evoluzione delle cose, e la concorrenza di altri popoli e soggetti politici, ci lasci tranquillamente ritornare. L'aspirazione alla staticità, al "ritorno alla natura", all'immutabilità dei modi di vivere diventa poi tanto più forte quando con la rivoluzione industriale prima e quella biotecnologica poi, siamo divenuti responsabili (come come ho cercato di mostrare nel mio saggio Biopolitica. Il nuovo paradigma, online a http://www.biopolitica.it) non solo del paesaggio terrestre ma della più intima fibra del mondo vivente e dell'uomo stesso.

Una risposta a tutto ciò non può d'altronde limitarsi ad un miope laissez-faire, nella speranza che la tecnologia guidi e governi se stessa, in particolare autofinanziandosi e dotandosi di una strategia; o che qualche meccanismo economico o provvidenziale garantisca di per sé il nostro futuro, per tanto che il suo operare che non sia attivamente impedito. Chi ritiene che l'unica cosa di cui occuparsi siano i listini di borsa o la demagogia a breve termine, abbandona effettivamente l'ecologia o la bioetica o la politica industriale quale terreno di caccia quasi esclusivo ad ambientalisti e neo-ludditi, e non percepisce che soltanto la ripresa di una tradizione consapevolmente futurista può rappresentare un'alternativa credibile al neo-pauperismo, all'anti-prometeismo ed alle ideologie del declino che sostengono, incoraggiano e giustificano la decadenza che minaccia il nostro avvenire.

Milano, già tra i motori della rivoluzione industriale nell'Europa continentale, con i manifesti marinettiani (cfr. http://www.letteratura.it/Marinetti ) diventa infatti l'epicentro di un sommovimento radicale le cui ramificazioni restano sottovalutate, e la cui vera, visionaria, portata non possiamo in fondo che cogliere oggi, dalla nostra prospettiva privilegiata di spettatori di quella possibile "rottura del tempo della storia" che agli inizi del Novecento non faceva che annunciarsi all'orizzonte. Ed è particolarmente simbolico del monito heideggeriano di come l'essenza della tecnica non abbia in realtà nulla di tecnico il fatto che si sia trattato prima di tutto di un movimento artistico. "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. (...) Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. (...) Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!". Ma ciò che rileva qui è soprattutto la visione del mondo e la filosofia che stanno dietro al movimento artistico, che giungono ad essere subito declinate nella forma più provocatoria e radicale, in toni apertamente superomisti e transumanisti: "Bisogna dunque preparare l'imminente e inevitabile identificazione dell'uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante d'intuizione, di ritmo, d'istinto e di disciplina metallica (...) Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane, e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali. Il giorno in cui sarà possibile all'uomo di esteriorizzare la sua volontà in modo che essa si prolunghi fuori di lui come un immenso braccio invisibile il Sogno e il Desiderio, che oggi sono vane parole, regneranno sovrani sullo Spazio e sul Tempo domati. Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà naturalmente crudele, onnisciente e combattivo. Sarà dotato di organi inaspettati: organi adattati alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui".

L'approccio vitalistico e faustiano alla tecnica che rappresenta il vero nemico dell'ideologia del neoluddismo, della decrescita e dell'"umanismo", connota del resto la maggiorparte delle riflessioni, esperienze e movimenti di opinione che al futurismo risultano in qualche modo apparentate, tra cui non si conta solo il piccolo movimento esplicitamente neofuturista presente sul Web, ma il sovrumanismo di Arnold Gehlen e Giorgio Locchi della seconda metà del Novecento, o le riflessioni contemporanee sul postumano di autori tanto diversi come Peter Sloterdijk (http://www.petersloterdijk.net ) ed Hervé Kempf (cfr. La révolution biolithique), per finire con la crescente visibilità nel nostro paese della Associazione Italiana Transumanisti (http://www.transumanisti.it), il cui presidente, il filosofo mantovano Riccardo Campa, è di recente assurto ad un ruolo direttivo nel movimento mondiale cui l'associazione si riferisce, la WTA.

E' vero infatti che l'eco globale del futurismo, che non a caso arriverà a definire a livello mondiale il concetto stesso di "avanguardia" e ad acquisire estensioni ed esponenti di spicco in vari paesi, non gli impediva di essere un movimento fortemente radicato ed apertamente "nazionalista", di un nazionalismo che stante l'esprit du temps non potrà che essere italiano, e che potrebbe dispiacere a chi oggi nel nostro paese preferirebbe un riferimento europeo o viceversa padano. Ma ciò che tale apparente "particolarismo" implica è in sostanza il rifiuto dell'idea tranquillizzante di una pacificazione definitiva in cui all'abbandono della trasformazione tecnica del mondo dovrebbe corrispondere la fine delle sue trasformazioni politiche e dei suoi conflitti; e con essi delle sovranità, delle differenze e delle grandi ambizioni collettive che della trasformazione tecnica sono dal neolitico in poi sempre stati il motore. D'altra parte, il futurismo coniuga il suo feroce identitarismo con il riconoscimento del fatto che alla trasformazione a seguito della quale l'uomo sarà nietzschanamente chiamato ad "ereditare la terra" non si può sfuggire, magari rincantucciandosi in qualche "isolazionismo" o "periferia" locale; essa coinvolge l'intera specie, ed anzi appunto l'intero pianeta; senza anzi che questo debba essere considerato per tutti i secoli dei secoli l'unico orizzonte dell'avventura umana, come qualche anno dopo l'inizio di una pur stentata e sottofinanziata "era spaziale" starà a dimostrare.

Ripensare l'eredità futurista risulta perciò un presupposto necessario non solo in vista del rifiuto del declino e dell'estinzione delle proprie rispettive appartenenze, ma anche in vista di una risposta più generale alle sfide della nostra epoca, e che coinvolgeranno tutti, ambientalisti e neoludditi compresi. Oggi come sempre, infatti, le due cose vanno insieme, ed il domani apparterrà come sempre non ai "realisti" di oggi, ma a chi ha una visione per l'avvenire.

Stefano Vaj

pubblicato su Il federalismo - Anno 10, numero 46, 27 novembre 2006 e su Associazione Italiana Transumanisti

 

p.s.  Ho evidenziato il cenno che Vaj dedica al nostro movimento neofuturista. Precisamente Vaj parla di un "piccolo movimento esplicitamente neofuturista presente sul Web". E dice bene, perchè andiamo tutti fieri della nostra origine e della nostra diffusione a partire dalla rete e del fatto che il nostro Neofuturismo si configura anche come un NetFuturismo. L'articolo è del Novembre del 2006 e Vaj ci definisce piccolo movimento. Diceva bene allora. Ora mi sentirei di dire che non siamo più un piccolo movimento. Da Novembre tante cose sono accadute. C'è stato l'incontro di Gennaio a Firenze, la stesura del Manifesto e la sua pubblicazione con il net-assalto del 20 Febbraio, i nuovi ingressi nel movimento, i tanti contatti importanti realizzati e gli inviti a partecipare a convegni, gruppi di lavoro e performance. Oggi possiamo dire che non siamo più un piccolo movimento. E questo non lo diciamo perchè crediamo che i numeri siano importanti. Non siamo piccoli perchè stimiamo grande la qualità del pensiero che abbiamo prodotto, stiamo producendo e produrremo.

postato da: iopensosempre alle ore maggio 21, 2007 18:18 | link |


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