Blog NETfuturista

lunedì, 09 luglio 2007

Re e Poeta

 

Luca Tampellini

postato da: Katuiros alle ore luglio 09, 2007 00:37 | link |

mercoledì, 04 luglio 2007

parapoesia soporifera

mi arrivano per fortuna ogni tanto oramai inviti per partecipare a concorsi più o meno invisibili di poesia con promessa di pubblicazione e spesso anche in omaggio estratti di antologie poetiche
non comprendo ancora quanto la massa sia sensata forse non lo è per nulla se riesce a leggere e proporre scambiando per poesia parole non solo in rima bene venga la rima se indicatrice di un pensiero composto ma non c'è pensiero e quindi non c'è compostezza c'è solo volgari parole desemantizzate al di là delle sdolcinate dichiarazioni di sensibilità amore cuore amore mio ti amo luce dei miei occhi il mare si diffonde dentro di te e io mi bagno nelle lacrime dei tuoi occhi perchè ti ho lasciato


apensiero ascomposto
composta superficialità
compostezza superficiale


le antologie propinano sonniferi prosaici in forma di poesia apoetica
e i premi fioccano infiocchettando teste violacee già decorate

la gente applaude composta

(,,,,,,,,,,,.... non so quanto ci sia di punteggiatura.. )

postato da: laikost alle ore luglio 04, 2007 21:47 | link |

martedì, 03 luglio 2007

riprendiamoci il '400

Cos’è la bellezza se non la verità e l’onestà e la chiarezza?
E non uccide la mancanza di un limite da superare?
E non stanca il sorriso che cela la falsità di qualsiasi intenzione?

E crediamo ancora di essere felici? Appagati? Soddisfatti? Finalmente sereni?
Le coscienze dormono
E dorme anche chi dovrebbe risvegliarle semplicemente perché assuefatto al torpore dominante…

Serve una nuova Cupola a Firenze.. è necessario ricoprire con un’ombra di modernità tutti i popoli italiani.. tutta l’Europa..
È necessario operare attivamente per la riscoperta di ciò che affranca l’uomo dall’animalità… necessario riprendersi la libertà della scelta..
La scelta come azione positiva non come rinuncia a qualcosa di diverso…
E anche la rinuncia ben venga..
La motivazione razionale appartiene all’uomo

Serve coprire con una nuova cupola la coscienza addormentata
E far scoccare nuove frecce dal nostro arco
È necessario incidere profondamente nel sonno senza sogni del mondo attuale

Finiamola di confondere l’attualità con la contemporaneità
Evitiamo di riconoscerci in questa miseria morale succube dell’antichismo esaltato..
Vomitiamo queste nozioni che abbiamo bevuto ignari per decenni

È necessario distruggere ciò che non è foriero di futuro e riappropriarsi del passato che ci forma

Serve una nuova cupola che copra con la sua ombra l’Europa

postato da: tartaglione alle ore luglio 03, 2007 15:01 | link |

martedì, 24 aprile 2007

CREATEVI

CREATEVI

postato da: iopensosempre alle ore aprile 24, 2007 12:05 | link |

mercoledì, 28 febbraio 2007

Ecco i giovani, ecco il futuro

Eccoli finalmente.

Ne ero convinto. 

Saranno i giovani i protagonisti della rivoluzione neofuturista.

Ed ora eccoli.

Letto il manifesto, escono dai gusci passatisti.

giovani poeti

giovani artisti

giovani creatori

giovani pensatori

giovani ribelli

Luca Matteo Veronica Riccardo Ezia Giulio etc.

Giovani speranze

Siete sul promontorio dei secoli

a voi il futuro!

FTA

postato da: iopensosempre alle ore febbraio 28, 2007 09:43 | link |

venerdì, 09 febbraio 2007

Parto notturno

Parto notturnonero2

 

FuTurAnto

postato da: iopensosempre alle ore febbraio 09, 2007 14:20 | link |

mercoledì, 17 gennaio 2007

Opinioni in guerra

Opinioni in guerra-color

postato da: iopensosempre alle ore gennaio 17, 2007 20:54 | link |

giovedì, 30 novembre 2006

Un'opera futurista ritrovata: Il Poema della bonifica di Giuseppe Trecca

Martedì sera sono stato a Latina alla presentazione di un testo di un poeta futurista praticamente sconosciuto: Giuseppe Trecca. La sua opera ha un titolo significativo: Il poema della bonifica. E narra infatti dell'incredibile opera di bonifica delle paludi pontine da cui nacque la città di Littoria (oggi Latina). Il critico d'arte Massimiliano Vittori e la studiosa di futurismo Roberta Sciarretta sono i protagonisti di questa interessante scoperta.

L'ammirazione futurista per la macchina non poteva lasciarsi sfuggire un episodio tanto grandioso: una terra di malaria trasformata in terreno fertile e città nuove. Il poema è diviso in due parti: la prima descrive le paludi prima della bonifica, in un'atmosfera spettrale e malata; la seconda presenta lo straordinario assalto di uomini e macchine che conduce alla bonifica delle terre e alla nascita di Littoria.

Vi riporto uno dei passi che giudico migliori, passo in cui vengono descritte le operazioni di bonifica ad opera delle "macchine".

Sinfonia d'acciai

canzone di mostri

onde di suono croscianti

dal turbine dei cingoli

in movimento;

clamorosa bufera di moto,

assembramento

di mostri

e vortici di ruote-clamori

scotimento d'ansie

impeti e furori

Macchine belle

filettate, troneggianti

muscoli neri

e gagliardia di note strepitose

orda meccanica sparsa, assediante

ridda di sagome ferrigne,

macchine...

gridate la diana trionfale

svegliate la terra e imperversate

come sul corpo di una bella amante!

 

Si tratta, come vedete, di versi liberi. Niente parole in libertà, nè sperimentalismi audaci.

La cosa più interessante è senza dubbio rappresentata dal lessico, energico e veemente.

 

Notevole invece, a livello documentario, la presentazione di Filippo Tommaso Marinetti.

"Volontà di domare l'impossibile. Vittoria sul tempo plasmato dal genio creatore. Disprezzo per le difficoltà incontrate da altri indegni di vincere. Orgoglio italiano di assorbire digerire quindi annientare anni e chilometri di vani tentativi viltà delusioni melma malattie e disperazioni. E conseguente fermezza futurista davanti a una realtà d'acque malinconiche, campi sconfinati, piatti orizzonti, boschi maligni, giudicata dai poeti di corto fiato inefficace motivo ispiratore".

Meglio Marinetti prosatore di Trecca poeta.

A distanza di 70 anni cosa possiamo dire? Quello che ancora ci piace è l'energia, la forza e l'audacia. Il dinamismo soprattutto. Quello che appare superato è sicuramente l'esaltazione della macchina, soprattutto perchè ormai gran parte degli uomini sono diventati servi delle macchine e quindi è necessario un aggiornamento delle tematiche futuriste nel senso di un distacco dalle macchine e uno stimolo a dominare le stesse. Il Neofuturismo procederà in questo senso.

ad futurum!

FTA

p.s. vi riporto anche la foto della mia copia del Poema della bonifica, in edizione numerata da 1 a 100. La mia è la copia n. 3.

Trecca-Poema

postato da: iopensosempre alle ore novembre 30, 2006 19:35 | link |

lunedì, 20 novembre 2006

eVOLuzioni: parole in libertà

Cari amici NeoFuturisti,

se avete un attimo di tempo libero nella vostra strepitosa giornata, date un'occhiata alle parole in libertà che ho scritto nell'ultimo mese. Le ho inviate alla redazione di Piùblog, in occasione del FuturWord.

Potete leggere il mio lavoro cliccando su questo link (è l'ultima dell'elenco, l'ho spedita due giorni fa).

Fatemi sapere cosa ne pensate. Suggerimenti, dubbi, critiche. Siate futuristi anche in questo.

E se non capite qualcosa, ditemelo. Risponderò al più presto alle vostre richieste.

Ad futurum!

FTA

postato da: iopensosempre alle ore novembre 20, 2006 16:46 | link |

venerdì, 29 settembre 2006

Mi sento

Mi sento

 

Fantastico elastico

 

Il pieno dominio

del tempo finito

 

La mente fremente

dell’oltre-presente

FTA

postato da: iopensosempre alle ore settembre 29, 2006 22:46 | link |

sabato, 09 settembre 2006

Feccia

Feccia

Arrivisti sfigati

Rampanti smidollati

 

Vili e servili

sgobbanostrisciano

sbavanostagnano

 

Eccoli, signori!

Ecco i nuovi vermi

 

FTA

postato da: iopensosempre alle ore settembre 09, 2006 17:45 | link |

domenica, 03 settembre 2006

poesia neofuturista

Ho letto con molta attenzione i post sulla poesia neofuturista e c'è una cosa in particolare che mi ha colpito e condivido in pieno: "coltivare il valore profondo della parola".
Una parola può contenere in se'  dinamismo, potenza ed evocazione se inserita nel giusto flusso poetico.
Secondo me su questo aspetto si deve incentrare la riflessione intorno alla poesia:  sviluppare l'ars poetica a partire da questo, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto formale, in quanto quello sostanziale non penso nemmeno sia in discussione: la poesia non come mero esercizio verbale, ma come espressione di contenuti profondi la cui forma è plasmata da noi.
Si riporta così al centro sia l'idea e quindi la sostanza, ma al contempo si centralizza l'uomo, che da forma e velocità a strutture atemporali e adimensionali.  Una visione estetica che coniuga l'attimo, il gesto nella sua potenza, all'infinito.
Il concetto puro è infinito, la forma invece è l'estensione materiale, ciò che ci fa risalire al concetto.

Per quanto mi riguarda la mia modesta e autodidatta attività poetica, finora è ruotata per lo più intorno alle passioni, grande motore umano e fuoco perenne che alimenta la creatività. In generale come tema delle mie creazioni, e di parte della mia vita, la fa da padrone il mio amore non più corrisposto ma mai estinto per una ragazza, che ironia della sorte si chiama come la moglie di Marinetti e di lei ne ha anche alcune doti.
Però riguardando indietro tra i miei primi scritti ne ho trovato uno che forse può essere la mia prima produzione neofuturista che ha tutt'altra ispirazione. Durante una nevicata, dopo una composizione e una riflesisone sul silenzio e la calma indotti dalla neve, mi è sovvenuto come essa sia anche all'origine di fenomeni non tanto silenziosi, ne delicati.. l'aspetto sublime e la forza della neve..
ne è nato questo:

VALANGA

Strana sorte
beffardo terrore
Prima i fiocchi delicati
poi fragore
infine morte

postato da: NuovaLuce alle ore settembre 03, 2006 16:36 | link |

domenica, 09 luglio 2006

GIOVANNI PAPINI, OGGI



  Palazzeschi, Papini (al centro), Marinetti, Carrà, Boccioni (1913)


Ieri 8 luglio ricorreva il cinquantenario (1956-2006) della morte del nostro grande scrittore Giovanni Papini.
Giovanni Papini (1881-1956), fiorentino, fu fondatore con Prezzolini di "Leonardo" e "La Voce", con Soffici della rivista futuristica "Lacerba". Fu autore di libri di polemica, poesia, prosa, storia e filosofia di grandissimo successo fra i quali "Il crepuscolo dei filosofi", "Il tragico quotidiano", "Un uomo finito", "Pragmatismo", "Stroncature", "Storia di Cristo", "Gog", "Dante Vivo", "Lettere agli uomini di Papa Celestino VI", "Vita di Michelangiolo nella vita del suo tempo", "Libro nero", "Il diavolo", "La spia del mondo", "La felicità dell'infelice". Postumi uscirono "La seconda nascita" e "Schegge". Fondò e diresse collezioni, fra le quali, per l'editore Carabba di Lanciano, "La cultura dell'anima", nella quale apparve la prima traduzione italiana di un testo di Kierkegaard ("In vino veritas") ad opera di Knud Ferlov.

Nonostante il riconosciuto spessore culturale e prestigio internazionale di cui godeva, Papini, più volte nominato per il premio Nobel senza mai vincerlo ( identico destino dello scrittore argentino Borges, grande estimatore di Papini), è tutt'oggi vittima di una sostanziale epurazione da parte della critica e delle università italiane.
Le sue opere sono state tradotte in 28 lingue: arabo, armeno, bulgaro, catalano, ceco, danese, esperanto, finlandese, francese, giapponese, cinese, greco, inglese, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, russo, serbo-croato, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, ungherese, yiddish.
All'estero continua ad essere tradotto ed è oggetto di critica e dibattiti più che in Italia.

Segnalo:

-
L' unico (!!!!) convegno tenutosi per celebrarne l'importantissima figura
- L'ottimo articolo apparso su "Il gazzettino" per ricordarne la ricorrenza


Silenzio assoluto da parte degli altri giornali e media. "Libero", quotidiano che si reputa valorizzatore della cultura di destra si è limitato a ricordarlo con 4 deludentissime righe.

postato da: METAFISICO alle ore luglio 09, 2006 13:10 | link |

martedì, 13 giugno 2006

Una verdura singhiozzante sorse per prodigio dalla terra increspata di onde inattese. Dal fluttuare azzurro delle praterie emergevano vaporose chiome di innumerevoli nuotatrici, che schiudevano sospirando i petali delle loro bocco e dei loro occhi umidi.

Allora nell'inebriante  diluvio dei profumi, vedemmo crescere distesamente intorno a noi una favolosa foresta, i cui fogliami arcuati sembravano spossati da una brezza troppo lenta

Marinetti

postato da: alessiobrugnoli alle ore giugno 13, 2006 17:42 | link |

mercoledì, 24 maggio 2006

Un commento particolare su "Solazione" e sviluppi formali futuri

Cari amici,
voglio tornare sulla mia lirica perchè ho ricevuto questo pomeriggio una email da una mia cara amica. Ha letto Solazione e ne ha ricevuto le impressioni che vi riporto più sotto.
Ho pensato di pubblicare questa email perchè, al di là del valore affettivo, contiene dei punti su cui dovremmo tutti noi riflettere, proprio alla luce della discussione che si era aperta a proposito della mia breve lirica e più in generale sugli sviluppi del nostro movimento.
E qui voglio ricollegarmi anche agli scambi di battute che ho avuto con Cristina (cominciare). Cristina, se non sbaglio, tu parlavi di contestualizzare, di dare vera e nuova vita a questo nostro movimento. Ecco, io credo che vera vita ha solo qualcosa che è sentito autenticamente nella profondità del nostro animo. La nuova forma verrà, ma sarà conseguenza del nostro mutato sentire. Se ci "imponiamo" il cambiamento formale solo per essere "alla moda", falliremo miseramente. E' un'epoca vuota la nostra, di forma ce n'è fin troppa. Noi dobbiamo contrastare la civiltà dell'immagine, non assecondarla. Quindi ben venga una rivoluzione formale, ma SOLO quando sarà realmente necessaria e sentita. Io credo che, passo dopo passo, ci stiamo avvicinando alla meta. Lo sento. E sento che anche molti di voi stanno evolvendo.
Mi rivolgo anche a Laura (steppe), che mi ha sollecitato a scoprire il nuovo nella mia (nostra) ispirazione. E che ha parlato di "schiavitù della forma". Dobbiamo certamente continuare a parlarne approfondendo questo problema.
 
Ecco l'email della mia amica Antonella (che saluto e ringrazio davvero con il cuore), ricercatrice in letteratura latina all'università Federico II di Napoli.
 
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Proprio adesso mi sono connessa al tuo blog, sempre più stimolante..... Ho letto la tua Solazione, mi ha colpito molto... Forse chi ti conosce bene come me la può apprezzare infinitamente più degli amici del web, dunque il mio non è un commento, ma un'impressione del tutto personale, che non ha nessun valore.
In quella poesia ti ho VISTO. Ti ho visto in quei momenti, tanti, lunghi e purtroppo lontani, in cui parlavamo e parlavamo e parlavamo, e volevamo che le nostre vite ci riservassero qualcosa di buono, perché ce lo eravamo meritato. Tu ti accendevi, gli occhi sempre più spalancati, le parole sempre più veloci, il volto e il corpo sempre più protesi in avanti, e io sempre più convinta delle tue ragioni, che poi erano anche le mie, la nostra sfiducia nei governanti nella politica nel corso in discesa che ha preso questa epoca stupida e vuota, sempre superata alla fine da un sano ottimismo e dalla fiducia in noi stessi, diversi e superiori rispetto al lerciume che non ci è mai piaciuto. Davvero ricordo in quei momenti le scosse impercettibili del tuo corpo, scossecontinue, avevi l'animo agitato, a volte nero, disfattista, a volte pieno di sole, come sabato 20 maggio dopo pranzo. Mi ha emozionato leggere quelle parole, e non ha importanza l'aspetto tipografico, curatene poco, perché c'è il contenuto, la sostanza che non ha bisogno di bei vestiti, sta bene anche nuda: questo deve essere il vero futurismo, quello nuovo, quello che comunica rottura, certo, ma che significa qualcosa nel profondo, perché quando i contenuti sono dirompenti non c'è bisogno di maschere, che poi sono solo forma. Tu lo sai bene che è di questo che abbiamo bisogno, tutti, come il pane... Contenuti contenuti contenuti! Valori valori valori! In una parola, CREDERE. Credere fortemente in qualcosa, in quello che sentiamo giusto, in quello che ci accende, che dentro fa nascere la scintilla che poi diventa un fuoco enorme e brucia le erbacce che in questi lunghi anni e decenni vuoti di tutto sono cresciute nell'animo di molti.
La tua solazione non è nuova, io so da quanto tempo ce l'hai dentro, non è il frutto di un sabato pomeriggio, di un entusiasmo passeggero, che come è venuto veloce, altrettanto veloce se ne va... Tu SEI, DEVI ESSERE solazione per tutti quelli che ti stai portando dietro, spero che quei 18 compagni di blog siano come te.
Non ti perdere nella forma delle parole. Personalmente, ho sempre visto un limite nel Futurismo, ed è proprio la FORMA di cui si tendeva a vestire le PAROLE. Anche tu mi conosci bene, sai che coltivo un vero e proprio culto della parola, ne ho fatto il mio lavoro, la scruto dall'interno, ne seguo la vita dai tempi più lontani, studio le forme che ha assunto nei secoli, forme di scrittura, grafie diverse che l'hanno segnata sui papiri, sulle pergamene, sulle pietre... Quando le parole erano scritte tutte unite (la scriptio continua...), come quando parliamo, come quando tu parlavi velocemente con me e le parole uscivano come un fiume... La parola è, credo, il miracolo del genere umano, la più grande ricchezza... Ma è un SEGNO, non un DISEGNO. I disegni sono icone, e i codici iconici sono quelli più elementari, quelli che devono parlare velocemente a chi capisce con difficoltà. La PAROLA è già ricchissima di suo: tentare di vestirla significa svuotarla. Lo so che siamo tutti a caccia di qualcosa di nuovo, colori, dimensioni, links, ma siamo sicuri che ci servono davvero? Mi piacerebbe che tornasse a galla la sostanza buona che è già dentro di noi e nelle nostre "vecchie" parole, con le loro "forme" consuete.
Ho incollato la tua solazione e le ho tolto gli artifici tipografici e le distorsioni lessicali, l'ho resa "classica" (scusa per questa violenza sul tuo testo, so che mi perdoni....): Leggila.
 
Solazione
 
Oggi
mi sento
infuocato
 
Vivo l’assalto
Dell’entusiasmo straripante
 
Forza fulminea
fierezza fiammante
 
Scossa continua
 
Dentro fuori di me
il sole
che urla
 
AZIONE!
 
Ti sembra meno bella? Parla meno di te?
Il modo in cui l'hai composta è suggestivo, ma quello che volevo dirti è che tu, almeno tu, non hai bisogno di null'altro che di te e di quello che già hai dentro... Se posso mandare un messaggio agli amici neo-futuristi, è proprio questo: coltivare il valore profondo della parola, sarà solo la parola a diffondere i messaggi, e più sono nuovi e dirompenti, più avranno bisogno di parole ben scelte per essere compresi senza ambiguità. E' dalla parola che nasce tutto, è il primo passo.
Antonella
 
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Ho evidenziato in grassetto i punti che mi hanno fatto molto pensare. Io credo che queste osservazioni siano davvero neo-futuriste. Lasciate perdere i miei versi, quelli sono serviti solo da spunto. Quello che vi chiedo è: siamo d'accordo tutti che senza un messaggio nuovo e dirompente abbiamo già fallito in partenza? Il Neo-Futurismo deve superare il Futurismo, e soprattutto non incappare negli stessi errori. Ci vuole sostanza, la forma verrà. Ma senza qualcosa di importante da comunicare, siamo e saremo spacciati. E soprattutto, inutili. Ebbene, io credo che noi non siamo affatto inutili.
FTA

postato da: iopensosempre alle ore maggio 24, 2006 20:47 | link |

sabato, 20 maggio 2006

Solazione*
 
Oggi
mi sento
infuocato
 
Vivo l’assalto
Dell’entusiasmo straripante
 
FOrza FUlminea
FIerezza FIammante
 
Sscossssaconnntinua
 
DentroFuori di me
il SOLE
che urla
 
AZIONE!
FuturAnto
Questa è la mia prima lirica che posso definire neo-futurista. Scritta oggi, in poco più di mezz'ora, dopo pranzo. Ho ancora molti dubbi sui caratteri tipografici da usare. Ho dubbi persino sull'uso dei colori; mi sembrerebbe banale e in più non aggiungerebbe molto altro. Insomma la definizione dell'aspetto formale mi crea molti più problemi dei contenuti. Aiutatemi a comprendere che forma potrà prendere la lirica del futuro. Forse si potrebbe dotare il testo di link. Ma non so quanta efficacia potrebbe avere. Una poesia ipertestuale? Mah.
Insomma, per ora questa è la mia poesia. Così mi esprimerei per comunicare il mio mondo interiore. Non voglio forzare le cose. Sarebbe innaturale. Vi invito a commentare la lirica sotto tutti i punti di vista (tematico, metrico, lessicale, retorico, tipografico). Grazie! FTA

postato da: iopensosempre alle ore maggio 20, 2006 15:08 | link |

domenica, 26 marzo 2006

L'insieme o le parti?

Non è bella la donna di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella la cui bellezza nel suo insieme distoglie dall'ammirare le singole parti.

Seneca, Epistulae ad Lucilium XXXIII

Quanto siete d'accordo con questa sentenza di Seneca?

La bellezza sta nei particolari o nell'insieme?

Questa stessa idea può e deve essere trasposta nell'opera d'arte?

E il Neo-Futurismo, la cultura e l'arte del Futuro, come si deve porre di fronte a questo problema?

Ditemi la vostra opinione.

Antonio S.

postato da: iopensosempre alle ore marzo 26, 2006 19:47 | link |

giovedì, 02 marzo 2006

UN LIBRO SU GIOVANNI PAPINI IN OCCASIONE DEL CINQUANTENARIO DELLA MORTE

Cari amici, vorrei farmi tramite di un'iniziativa legata a Giovanni Papini, del quale quest'anno ricorre il cinquantenario della morte.
Alberto Castaldini, studioso e appassionato lettore di Papini, sta preparando un libro che raccoglie alcuni saggi sullo scrittore fiorentino.
Il volume si intitolerà La reazione alla modernità. Giovanni Papini nella vita del suo tempo e sarà pubblicato dalla casa editrice Olschki di Firenze nella collana Polinnia.
Volete contribuire alla diffusione del libro? Stiamo raccogliendo prenotazioni del volume allo scopo di mostrare all' editore che l'interesse attorno al nome di Papini è vivo.
Nel caso foste interessati all'acquisto, vi invito a scrivere all’indirizzo info@giovannipapini.it, indicando il vostro nome e indirizzo, così che possiate avere le istruzioni per ricevere il volume non appena questo sarà pubblicato.
L'autore inserirà nel volume i nomi dei sottoscrittori in una pagina di ringraziamenti.
Vi ringrazio fin d’ora e vi invito a visitare il sito www.giovannipapini.it che vedrà presto degli aggiornamenti.


Alberto Castaldini, La reazione alla modernità. Giovanni Papini nella vita del suo tempo

Indice
Introduzione: Il fedele interprete di un secolo
I. La scienza dell'anima
II. Il grande convertito
III. Il mistero d'Israele
IV. La missione storica dell'Italia
V. Epilogo: Il corpo del poeta ovvero l'agonia trasfigurata del Novecento

CRONOLOGIA MINIMA DELLA VITA E DELLE OPERE  DI GIOVANNI PAPINI


A cinquant'anni dalla morte lo scrittore fiorentino Giovanni Papini rimane uno dei più rappresentativi e discussi testimoni del Novecento italiano ed  europeo. E ciò non solo per aver tentato di leggerne profeticamente gli eventi e i loro sviluppi successivi, ma per il fatto di averne interpretato in prima persona le luci e le ombre. Papini in questo modo bene incarnò, in una dimensione non solo nazionale, le sicurezze, gli slanci, le paure, le riflessioni e le cadute di una stagione culturale dibattuta fra modernità e reazione, fra avanguardia e tradizione.
I quadri che compongono questo volume intendono sorreggere questa interpretazione, fornendo un originale
approccio alla sua opera letteraria e al suo agire intellettuale.
Con Papini ci si trova innanzi probabilmente allo scrittore col peggior rapporto tra fama e talento: Papini infatti è stato uno studioso, un poeta, uno scrittore, un filosofo, un polemista che ha inciso indiscutibilmente per un cinquantennio nel panorama letterario italiano e internazionale ed è stato una figura quasi egemonica sulla scena culturale tra il 1900 e 1915, salvo poi, soprattutto dopo la morte, essere dimenticata.
Già Carlo Bo nell’introduzione di una delle poche opere papiniane ripubblicate recentemente ( Umilissime scuse) faceva notare che  per quanto riguarda Papini come per l’amico Giuliotti si trattasse di “due scrittori ingiustamente dimenticati e per i quali non è venuta ancora l’ora della resurrezione. Soprattutto per Papini  il silenzio è andato crescendo dopo la sua morte, ma per la verità era già iniziato prima, alla fine degli anni trenta. E questo soprattutto per ragioni politiche, essendosi lo stesso Papini mostrato più fascista di quanto non fosse in realtà”.
Un uomo finito  è il suo libro forse più conosciuto, la sua autobiografia spirituale emblematica della sua fase atea e nichilista, mentre Storia di Cristo, del 1920 è il suo libro più “internazionale” , quello della sua clamorosa conversione che è testimoniata anche nell’importante successivo libro La seconda nascita (1922), uscito però postumo.
Con l’ascesa al potere Papini aderì al fascismo, fu Accademico d’Italia e fondò un centro di studi sul Rinascimento.
Nello stesso periodo dedica il primo volume di una Storia della letteratura italiana "al duce, amico della poesia e dei poeti"; nel 1939 pubblica Italia mia nella quale esalta  il ruolo messianico dell’Italia tra le nazioni.
Col passare del tempo l’appoggio di Papini per il regime mussoliniano si attenua e di fatto si interrompe nel momento in cui il Duce stringe alleanza con Hitler.
Nel 1943, nel convento della Verna, divenne terziario francescano.
A guerra finita viene emarginato dalla scena culturale e vilipeso per le sue scelte. Papini annotò nel diario: «Un giornaletto comunista dice che tutto mi sarebbe stato perdonato, purché fossi rimasto zitto. Aver ricominciato a lavorare è una colpa. Non so poi di quali delitti dovrei esser perdonato, a meno che non siano atti criminali aver amato Cristo e l’Italia».
Purtroppo Papini è tuttora un personaggio misconosciuto ai più; i suoi scritti sono pressochè dimenticati, i tratti biografici delle varie enciclopedie (anche quelle letterarie e filosofiche) sono scarni e tutti somiglianti, come se nessuno si fosse scomodato  di scrutare la profondità della sua Opera.
Le scuole, la critica italiani lo hanno di fatto epurato, è il poeta argentino  Borges, che per primo sospettò che Papini fosse stato  “immeritatamente dimenticato”.
Lo stesso Borges di tutti i libri critici su Dante scritti nel novecento, indugiando su De Sanctis Momigliano e Flora, riteneva che il migliore fosse Dante vivo di Papini.
Pochi sono i suoi libri ancora pubblicati e con scelte editoriali discutibili, la vasta produzione papiniana   di fatto si può trovare solo in biblioteche.
Eppure Papini è stato lo scrittore di punta del primo novecento italiano, colui che visse le più diverse esperienze artistiche, dal superomismo nietzcheano, al pragmatismo, al futurismo, infine divenne cattolico. Fu candidato più di una volta per il premio Nobel, questo per dire come fosse internazionalmente considerato.
Giovanni Papini ha subíto dopo la morte un disconoscimento della sua statura d’artista e di uomo. A cinquant’anni dalla sua scomparsa, la sua figura continua a rimanere nell’ombra nonostante fosse uno dei grandi protagonisti della letteratura italiana della prima metà del Novecento.
Tanto che attualmente Papini  viene tradotto e è  oggetto di critica più all’estero che in Italia.

postato da: METAFISICO alle ore marzo 02, 2006 20:01 | link |

giovedì, 16 febbraio 2006

Idee per una poesia Neo-Futurista.

Cari amici,

voglio qui aprire uno spazio di discussione con il seguente tema.

"E' possibile, secondo voi, fondare una nuova corrente poetica Neo-Futurista? Se sì, con quali caratteristiche?"

Vorrei discuterne con tutti voi. Vorrei che questo diventasse un laboratorio per la poesia che verrà. Perchè ormai si sente il bisogno di un nuovo modo di esprimere poeticamente il nostro mondo. Sono ben accetti sia contributi teorici, che sperimentazioni pratiche.

Il fine ultimo di questa operazione: promuovere la nascita di grandi poeti e di opere di respiro universale. Saremo capaci anche noi uomini del terzo millennio di scrivere una nuova "Divina Commedia"?

Per ora io mi limito a tracciare un quadro personale.

1. NO a forme di recupero della poesia del passato, basate su pasticcio o collage, e tipiche della letteratura post-moderna.

2. NO all'ermetismo, quando si riduce ad indecifrabile e impenetrabile gioco personale.

3. Costruzione di una lirica che prenda le mosse dai futuristi italiani, per quanto riguarda l'aspetto grafico. E quindi:

3a. Diversificazione dei caratteri tipografici delle lettere (ma senza giungere alle tavole parolibere, che appartengono più alle arti figurative che alla poesia).

3b. Introduzione delle consonanti doppie, triple e quadruple per esprimere determinati suoni. Il fonosimbolismo deve essere rappresentato graficamente. Se voglio che una "s" sibili a lungo, potrò aggiungerne altre alla parola (ad es. potrò scrivere "scosssssa")

4. Recupero della metrica (in qualche caso anche di quella tradizionale), uso moderato del verso lungo prosastico. Il modello è Ungaretti.

5. Composizione di liriche in grado di comunicare il disagio esistenziale dell'uomo contemporaneo, ma allo stesso tempo di stimolare al recupero della nostra più profonda umanità. (Neo-Umanesimo)

Questi i miei punti, provvisori come al solito.

A voi la parola, amici neo-futuristi e non.

Nascerà sul web la nuova poesia?

Antonio Saccoccio

ALEA NOVA IACTA EST

postato da: iopensosempre alle ore febbraio 16, 2006 09:55 | link |


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