Blog NETfuturista

Luca Tampellini
postato da: tartaglione alle ore luglio 03, 2007 15:01 | link |
Eccoli finalmente.
Ne ero convinto.
Saranno i giovani i protagonisti della rivoluzione neofuturista.
Ed ora eccoli.
Letto il manifesto, escono dai gusci passatisti.
giovani poeti
giovani artisti
giovani creatori
giovani pensatori
giovani ribelli
Luca Matteo Veronica Riccardo Ezia Giulio etc.
Giovani speranze
Siete sul promontorio dei secoli
a voi il futuro!
FTA
postato da: iopensosempre alle ore febbraio 28, 2007 09:43 | link |
Martedì sera sono stato a Latina alla presentazione di un testo di un poeta futurista praticamente sconosciuto: Giuseppe Trecca. La sua opera ha un titolo significativo: Il poema della bonifica. E narra infatti dell'incredibile opera di bonifica delle paludi pontine da cui nacque la città di Littoria (oggi Latina). Il critico d'arte Massimiliano Vittori e la studiosa di futurismo Roberta Sciarretta sono i protagonisti di questa interessante scoperta.
L'ammirazione futurista per la macchina non poteva lasciarsi sfuggire un episodio tanto grandioso: una terra di malaria trasformata in terreno fertile e città nuove. Il poema è diviso in due parti: la prima descrive le paludi prima della bonifica, in un'atmosfera spettrale e malata; la seconda presenta lo straordinario assalto di uomini e macchine che conduce alla bonifica delle terre e alla nascita di Littoria.
Vi riporto uno dei passi che giudico migliori, passo in cui vengono descritte le operazioni di bonifica ad opera delle "macchine".
Sinfonia d'acciai
canzone di mostri
onde di suono croscianti
dal turbine dei cingoli
in movimento;
clamorosa bufera di moto,
assembramento
di mostri
e vortici di ruote-clamori
scotimento d'ansie
impeti e furori
Macchine belle
filettate, troneggianti
muscoli neri
e gagliardia di note strepitose
orda meccanica sparsa, assediante
ridda di sagome ferrigne,
macchine...
gridate la diana trionfale
svegliate la terra e imperversate
come sul corpo di una bella amante!
Si tratta, come vedete, di versi liberi. Niente parole in libertà, nè sperimentalismi audaci.
La cosa più interessante è senza dubbio rappresentata dal lessico, energico e veemente.
Notevole invece, a livello documentario, la presentazione di Filippo Tommaso Marinetti.
"Volontà di domare l'impossibile. Vittoria sul tempo plasmato dal genio creatore. Disprezzo per le difficoltà incontrate da altri indegni di vincere. Orgoglio italiano di assorbire digerire quindi annientare anni e chilometri di vani tentativi viltà delusioni melma malattie e disperazioni. E conseguente fermezza futurista davanti a una realtà d'acque malinconiche, campi sconfinati, piatti orizzonti, boschi maligni, giudicata dai poeti di corto fiato inefficace motivo ispiratore".
Meglio Marinetti prosatore di Trecca poeta.
A distanza di 70 anni cosa possiamo dire? Quello che ancora ci piace è l'energia, la forza e l'audacia. Il dinamismo soprattutto. Quello che appare superato è sicuramente l'esaltazione della macchina, soprattutto perchè ormai gran parte degli uomini sono diventati servi delle macchine e quindi è necessario un aggiornamento delle tematiche futuriste nel senso di un distacco dalle macchine e uno stimolo a dominare le stesse. Il Neofuturismo procederà in questo senso.
ad futurum!
FTA
p.s. vi riporto anche la foto della mia copia del Poema della bonifica, in edizione numerata da 1 a 100. La mia è la copia n. 3.

postato da: iopensosempre alle ore novembre 30, 2006 19:35 | link |
Cari amici NeoFuturisti,
se avete un attimo di tempo libero nella vostra strepitosa giornata, date un'occhiata alle parole in libertà che ho scritto nell'ultimo mese. Le ho inviate alla redazione di Piùblog, in occasione del FuturWord.
Potete leggere il mio lavoro cliccando su questo link (è l'ultima dell'elenco, l'ho spedita due giorni fa).
Fatemi sapere cosa ne pensate. Suggerimenti, dubbi, critiche. Siate futuristi anche in questo.
E se non capite qualcosa, ditemelo. Risponderò al più presto alle vostre richieste.
Ad futurum!
FTA
postato da: iopensosempre alle ore novembre 20, 2006 16:46 | link |
Mi sento
Fantastico elastico
Il pieno dominio
del tempo finito
La mente fremente
dell’oltre-presente
FTA
postato da: iopensosempre alle ore settembre 29, 2006 22:46 | link |
Feccia
Arrivisti sfigati
Rampanti smidollati
Vili e servili
sgobbanostrisciano
sbavanostagnano
Eccoli, signori!
Ecco i nuovi vermi
FTA
postato da: iopensosempre alle ore settembre 09, 2006 17:45 | link |

postato da: METAFISICO alle ore luglio 09, 2006 13:10 | link |

Una verdura singhiozzante sorse per prodigio dalla terra increspata di onde inattese. Dal fluttuare azzurro delle praterie emergevano vaporose chiome di innumerevoli nuotatrici, che schiudevano sospirando i petali delle loro bocco e dei loro occhi umidi.
Allora nell'inebriante diluvio dei profumi, vedemmo crescere distesamente intorno a noi una favolosa foresta, i cui fogliami arcuati sembravano spossati da una brezza troppo lenta
Marinetti
postato da: alessiobrugnoli alle ore giugno 13, 2006 17:42 | link |
postato da: iopensosempre alle ore maggio 24, 2006 20:47 | link |
postato da: iopensosempre alle ore maggio 20, 2006 15:08 | link |
Non è bella la donna di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella la cui bellezza nel suo insieme distoglie dall'ammirare le singole parti.
Seneca, Epistulae ad Lucilium XXXIII
Quanto siete d'accordo con questa sentenza di Seneca?
La bellezza sta nei particolari o nell'insieme?
Questa stessa idea può e deve essere trasposta nell'opera d'arte?
E il Neo-Futurismo, la cultura e l'arte del Futuro, come si deve porre di fronte a questo problema?
Ditemi la vostra opinione.
Antonio S.
postato da: iopensosempre alle ore marzo 26, 2006 19:47 | link |
Cari amici, vorrei farmi tramite di un'iniziativa legata a Giovanni Papini, del quale quest'anno ricorre il cinquantenario della morte.
Alberto Castaldini, studioso e appassionato lettore di Papini, sta preparando un libro che raccoglie alcuni saggi sullo scrittore fiorentino.
Il volume si intitolerà La reazione alla modernità. Giovanni Papini nella vita del suo tempo e sarà pubblicato dalla casa editrice Olschki di Firenze nella collana Polinnia.
Volete contribuire alla diffusione del libro? Stiamo raccogliendo prenotazioni del volume allo scopo di mostrare all' editore che l'interesse attorno al nome di Papini è vivo.
Nel caso foste interessati all'acquisto, vi invito a scrivere all’indirizzo info@giovannipapini.it, indicando il vostro nome e indirizzo, così che possiate avere le istruzioni per ricevere il volume non appena questo sarà pubblicato.
L'autore inserirà nel volume i nomi dei sottoscrittori in una pagina di ringraziamenti.
Vi ringrazio fin d’ora e vi invito a visitare il sito www.giovannipapini.it che vedrà presto degli aggiornamenti.
Alberto Castaldini, La reazione alla modernità. Giovanni Papini nella vita del suo tempo
Indice
Introduzione: Il fedele interprete di un secolo
I. La scienza dell'anima
II. Il grande convertito
III. Il mistero d'Israele
IV. La missione storica dell'Italia
V. Epilogo: Il corpo del poeta ovvero l'agonia trasfigurata del Novecento
A cinquant'anni dalla morte lo scrittore fiorentino Giovanni Papini rimane uno dei più rappresentativi e discussi testimoni del Novecento italiano ed europeo. E ciò non solo per aver tentato di leggerne profeticamente gli eventi e i loro sviluppi successivi, ma per il fatto di averne interpretato in prima persona le luci e le ombre. Papini in questo modo bene incarnò, in una dimensione non solo nazionale, le sicurezze, gli slanci, le paure, le riflessioni e le cadute di una stagione culturale dibattuta fra modernità e reazione, fra avanguardia e tradizione.
I quadri che compongono questo volume intendono sorreggere questa interpretazione, fornendo un originale approccio alla sua opera letteraria e al suo agire intellettuale.
Con Papini ci si trova innanzi probabilmente allo scrittore col peggior rapporto tra fama e talento: Papini infatti è stato uno studioso, un poeta, uno scrittore, un filosofo, un polemista che ha inciso indiscutibilmente per un cinquantennio nel panorama letterario italiano e internazionale ed è stato una figura quasi egemonica sulla scena culturale tra il 1900 e 1915, salvo poi, soprattutto dopo la morte, essere dimenticata.
Già Carlo Bo nell’introduzione di una delle poche opere papiniane ripubblicate recentemente ( Umilissime scuse) faceva notare che per quanto riguarda Papini come per l’amico Giuliotti si trattasse di “due scrittori ingiustamente dimenticati e per i quali non è venuta ancora l’ora della resurrezione. Soprattutto per Papini il silenzio è andato crescendo dopo la sua morte, ma per la verità era già iniziato prima, alla fine degli anni trenta. E questo soprattutto per ragioni politiche, essendosi lo stesso Papini mostrato più fascista di quanto non fosse in realtà”.
Un uomo finito è il suo libro forse più conosciuto, la sua autobiografia spirituale emblematica della sua fase atea e nichilista, mentre Storia di Cristo, del 1920 è il suo libro più “internazionale” , quello della sua clamorosa conversione che è testimoniata anche nell’importante successivo libro La seconda nascita (1922), uscito però postumo.
Con l’ascesa al potere Papini aderì al fascismo, fu Accademico d’Italia e fondò un centro di studi sul Rinascimento.
Nello stesso periodo dedica il primo volume di una Storia della letteratura italiana "al duce, amico della poesia e dei poeti"; nel 1939 pubblica Italia mia nella quale esalta il ruolo messianico dell’Italia tra le nazioni.
Col passare del tempo l’appoggio di Papini per il regime mussoliniano si attenua e di fatto si interrompe nel momento in cui il Duce stringe alleanza con Hitler.
Nel 1943, nel convento della Verna, divenne terziario francescano.
A guerra finita viene emarginato dalla scena culturale e vilipeso per le sue scelte. Papini annotò nel diario: «Un giornaletto comunista dice che tutto mi sarebbe stato perdonato, purché fossi rimasto zitto. Aver ricominciato a lavorare è una colpa. Non so poi di quali delitti dovrei esser perdonato, a meno che non siano atti criminali aver amato Cristo e l’Italia».
Purtroppo Papini è tuttora un personaggio misconosciuto ai più; i suoi scritti sono pressochè dimenticati, i tratti biografici delle varie enciclopedie (anche quelle letterarie e filosofiche) sono scarni e tutti somiglianti, come se nessuno si fosse scomodato di scrutare la profondità della sua Opera.
Le scuole, la critica italiani lo hanno di fatto epurato, è il poeta argentino Borges, che per primo sospettò che Papini fosse stato “immeritatamente dimenticato”.
Lo stesso Borges di tutti i libri critici su Dante scritti nel novecento, indugiando su De Sanctis Momigliano e Flora, riteneva che il migliore fosse Dante vivo di Papini.
Pochi sono i suoi libri ancora pubblicati e con scelte editoriali discutibili, la vasta produzione papiniana di fatto si può trovare solo in biblioteche.
Eppure Papini è stato lo scrittore di punta del primo novecento italiano, colui che visse le più diverse esperienze artistiche, dal superomismo nietzcheano, al pragmatismo, al futurismo, infine divenne cattolico. Fu candidato più di una volta per il premio Nobel, questo per dire come fosse internazionalmente considerato.
Giovanni Papini ha subíto dopo la morte un disconoscimento della sua statura d’artista e di uomo. A cinquant’anni dalla sua scomparsa, la sua figura continua a rimanere nell’ombra nonostante fosse uno dei grandi protagonisti della letteratura italiana della prima metà del Novecento.
Tanto che attualmente Papini viene tradotto e è oggetto di critica più all’estero che in Italia.
postato da: METAFISICO alle ore marzo 02, 2006 20:01 | link |
Cari amici,
voglio qui aprire uno spazio di discussione con il seguente tema.
"E' possibile, secondo voi, fondare una nuova corrente poetica Neo-Futurista? Se sì, con quali caratteristiche?"
Vorrei discuterne con tutti voi. Vorrei che questo diventasse un laboratorio per la poesia che verrà. Perchè ormai si sente il bisogno di un nuovo modo di esprimere poeticamente il nostro mondo. Sono ben accetti sia contributi teorici, che sperimentazioni pratiche.
Il fine ultimo di questa operazione: promuovere la nascita di grandi poeti e di opere di respiro universale. Saremo capaci anche noi uomini del terzo millennio di scrivere una nuova "Divina Commedia"?
Per ora io mi limito a tracciare un quadro personale.
1. NO a forme di recupero della poesia del passato, basate su pasticcio o collage, e tipiche della letteratura post-moderna.
2. NO all'ermetismo, quando si riduce ad indecifrabile e impenetrabile gioco personale.
3. Costruzione di una lirica che prenda le mosse dai futuristi italiani, per quanto riguarda l'aspetto grafico. E quindi:
3a. Diversificazione dei caratteri tipografici delle lettere (ma senza giungere alle tavole parolibere, che appartengono più alle arti figurative che alla poesia).
3b. Introduzione delle consonanti doppie, triple e quadruple per esprimere determinati suoni. Il fonosimbolismo deve essere rappresentato graficamente. Se voglio che una "s" sibili a lungo, potrò aggiungerne altre alla parola (ad es. potrò scrivere "scosssssa")
4. Recupero della metrica (in qualche caso anche di quella tradizionale), uso moderato del verso lungo prosastico. Il modello è Ungaretti.
5. Composizione di liriche in grado di comunicare il disagio esistenziale dell'uomo contemporaneo, ma allo stesso tempo di stimolare al recupero della nostra più profonda umanità. (Neo-Umanesimo)
Questi i miei punti, provvisori come al solito.
A voi la parola, amici neo-futuristi e non.
Nascerà sul web la nuova poesia?
Antonio Saccoccio
ALEA NOVA IACTA EST
postato da: iopensosempre alle ore febbraio 16, 2006 09:55 | link |